Europa verso l'inverno con riserve di gas ai minimi storici, avverte il direttore dell'AIE
Fatih Birol: riserve UE al 72% contro il consueto 90%, rischio di rincari del gas e carenze di gasolio; l'energia è leva geopolitica.
L'Europa si prepara ad affrontare l'inverno con riserve di gas «le più basse mai registrate», avverte Fatih Birol, direttore generale dell'Agenzia Internazionale dell'Energia (AIE). In un'intervista ad Al Jazeera, Birol ha sottolineato che le scorte dell'Unione Europea sono piene solo al 72%, rispetto alla media storica del 90%, un deficit che equivale al fabbisogno energetico di 10-12 milioni di abitazioni.
Birol ha detto che la regione «non può sopportare ulteriori shock di approvvigionamento» e che, anche nel caso in cui si ristabilisse oggi la pace nel Golfo, i prezzi del gas naturale liquefatto (LNG) potrebbero comunque salire nei mesi a venire. «Il giorno migliore per un cessate il fuoco sarebbe stato… ieri», ha rimarcato l'economista, avvertendo che una stagione invernale rigida potrebbe tradursi in un sensibile incremento dei costi dell'energia.
Secondo l'AIE e gli analisti citati da Birol, il livello di scorte attuale rende l'Europa particolarmente vulnerabile alle interruzioni: la combinazione di scorte basse e mercati globali tesi significa margini ridotti per assorbire nuovi shock. Gli interventi nei prossimi mesi saranno quindi decisivi per evitare razionamenti o tocchi di prezzo significativi per famiglie e imprese.
Contesto e implicazioni geopolitiche
Birol lega la situazione a due fattori geopolitici principali: le interruzioni nello Stretto di Hormuz e gli attacchi ucraini alle raffinerie russe. Ha osservato che gli attacchi dall'Ucraina hanno contribuito a una carenza di gasolio, con circa un terzo delle consegne russe interrotte. Per l'AIE, la crescente influenza della geopolitica sull'energia significa che l'energia «non è più considerata un'attività commerciale, bensì una leva politica».
L'economista ha inoltre criticato i governi per non aver adottato con sufficiente anticipo misure di diversificazione: «I paesi del Medio Oriente stanno costruendo nuovi oleodotti e ampliando quelli esistenti che aggirano lo Stretto di Hormuz… ma questi sforzi avrebbero dovuto essere compiuti molto prima», ha detto, evidenziando un ritardo nelle strategie di sicurezza degli approvvigionamenti.
Le possibili conseguenze pratiche includono un aumento della domanda di LNG da fornitori alternati, pressioni sui prezzi all'ingrosso del gas in Europa e un potenziale incremento dei costi per il riscaldamento domestico e l'industria. Gli operatori di mercato e i governi dovranno valutare strumenti come l'incremento delle importazioni, l'uso di riserve strategiche e misure per la riduzione della domanda.
Gli appelli dell'AIE puntano anche sul tema del mix energetico: Birol ha ricordato che molti paesi si sono allontanati troppo rapidamente dall'energia nucleare, che avrebbe potuto conferire maggiore autonomia e potere negoziale a livello nazionale rispetto alle fonti importate.
Infine, la nota dell'AIE evidenzia come la crisi energetica sia ormai intrecciata con scelte politiche e strategiche internazionali: la gestione dei flussi energetici, gli investimenti in infrastrutture che aggirano i punti critici e le politiche di stoccaggio determineranno il grado di esposizione dell'Europa nei prossimi mesi. La prospettiva descritta da Birol disegna uno scenario di tensione prolungata, con impatti economici e sociali potenzialmente rilevanti se non verranno messe in campo contromisure rapide e coordinate.
Fact Check
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Verificato il: 23 ottobre 2026