Ex Ilva: il Ministero del Lavoro rinvia l'esame della nuova CIG dopo il tavolo a Palazzo Chigi del 27 ottobre
Il ministero convoca le parti solo dopo l'incontro governo-sindacati; Urso sottolinea l'attesa della Cassazione e la necessità della CIG se gli impianti non possono produrre.
Il Ministero del Lavoro ha annunciato che l'esame della nuova richiesta di CIGS per l'ex Ilva sarà svolto solo dopo il tavolo convocato a Palazzo Chigi il 27 ottobre 2026 tra Governo e sindacati. Le parti coinvolte, compresi i commissari di Acciaierie d'Italia, saranno convocate esclusivamente successivamente a quella data; intanto resta in vigore l'autorizzazione alla fruizione della CIGS fino al 28 febbraio 2027 prevista dal decreto del Ministero del Lavoro prot. n. 0001835 del 5 giugno 2026.
Il procedimento per la richiesta di CIGS ex art. 7, comma 10‑ter, del D.L. n. 148/93 è stato avviato il 14 ottobre 2026 dai commissari di Acciaierie d'Italia in A.S., ma il Ministero precisa che ogni ulteriore valutazione e convocazione è subordinata all'esito dell'incontro a Palazzo Chigi. Nel comunicato si sottolinea l'intento di valutare i riflessi aziendali e sui livelli occupazionali a valle del confronto con le organizzazioni sindacali.
Il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, ha commentato a Torino che «se gli stabilimenti non possono produrre la cassa integrazione è necessaria. Non vedo come altro si possa fare». Urso ha inoltre ricordato che «dobbiamo aspettare la decisione della Cassazione per sapere se sarà confermata [la sentenza della Corte d'Appello], noi ci auguriamo di no», richiamando l'obbligo di rispetto delle sentenze giudiziarie.
La Corte d'Appello ha imposto la chiusura dell'intera area a caldo entro il 28 ottobre, decisione che pesa sul futuro operativo degli stabilimenti. Il governo, ha aggiunto Urso, «si è assunto la responsabilità di mantenere almeno in riscaldo gli altoforni che avrebbero già dovuto chiudere in attesa della decisione della Cassazione, nella speranza che ci consenta di riattivarli e quindi di ritornare a produrre». Questo intervento mira a preservare la possibilità di una ripresa produttiva qualora il quadro giudiziario lo consenta.
Contesto e prossimi passi
Al centro della vicenda ci sono le ricadute sui livelli occupazionali e sulla continuità produttiva dello storico sito siderurgico. I sindacati e il Governo affronteranno la situazione congiuntamente il 27 ottobre: solo al termine di quel confronto il Ministero potrà procedere con l'esame formale della nuova richiesta di ammortizzatori presentata dai commissari.
Dal punto di vista giuridico, la decisione della Cassazione rappresenta il prossimo elemento determinante: una conferma della sentenza d'appello renderebbe operative le misure di chiusura, con conseguenze dirette su produzione, occupazione e procedure di ammortizzatori sociali. Il Ministero ha posto come vincolo il rispetto delle norme e delle autorizzazioni già in essere fino a febbraio 2027.
Sul piano operativo, le parti seguono due scadenze chiave: il tavolo a Palazzo Chigi del 27 ottobre e la pronuncia della Cassazione. Fino ad allora il quadro rimane di attesa, con il Governo che tenta di conciliare obblighi giudiziari e misure a tutela dell'occupazione.
Fonti: comunicato del Ministero del Lavoro, dichiarazioni del ministro Adolfo Urso; notizia diffusa dall'Agenzia Dire.
Fact Check
Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.
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Verificato il: 19 ottobre 2026