Forum Nazionale TLC a Roma: settore in «fase critica», 139 miliardi di contributo ma margini schiacciati
Al Forum Luiss Asstel e sindacati denunciano costi energetici, calo dei ricavi e necessità di regole e investimenti per la sovranità digitale.
Si è svolto oggi all'Università Luiss di Roma il Forum Nazionale delle Telecomunicazioni 2026, convocato da Assotelecomunicazioni‑Asstel insieme ai sindacati Slc‑Cgil, Fistel‑Cisl e Uilfpc‑Uil. Il messaggio centrale emerso dall'evento è un allarme sulla sostenibilità economica del settore: traffico dati e costi sono in aumento mentre i ricavi calano, mettendo a rischio la capacità di investire nelle reti e nelle competenze.
Il presidente di Asstel, Pietro Labriola, ha definito il comparto in una fase critica, richiamando l'urgenza di interventi su più fronti: energia a costi competitivi, compartecipazione dei grandi attori digitali agli investimenti infrastrutturali, regole uniformi per servizi equivalenti, semplificazione delle procedure autorizzative e allineamento dei limiti elettromagnetici agli standard europei. Ha inoltre chiesto l'assegnazione non onerosa delle frequenze in scadenza e una politica della concorrenza che valuti investimenti, qualità delle reti, innovazione e autonomia tecnologica.
Dati e numeri chiave
Il settore delle telecomunicazioni pesa per oltre 139 miliardi di euro sul PIL italiano (pari al 6,2% del totale). Tra il 2007 e il 2025 ha generato circa 141 miliardi di entrate fiscali. Nel 2025 i ricavi retail hanno raggiunto 22,3 miliardi di euro (+1%), mentre il totale retail e wholesale è salito a 28,4 miliardi. I servizi digitali — in particolare ICT, cloud e cybersecurity — sono in crescita: i servizi ICT superano i 3,7 miliardi (+14%) e il peso degli altri servizi digitali è passato dall'11% del 2022 al 17% del 2025.
Nonostante l'aumento degli investimenti privati a 6,8 miliardi (+4%) e di quelli complessivi a 7,7 miliardi (includendo fondi pubblici), i flussi di cassa sono scesi a 1,1 miliardi e il margine residuo è ridotto a 0,2 miliardi, segnale di forte pressione finanziaria sul settore. I costi operativi aumentano dell'1,5%, con la spesa energetica in crescita del 29%; nel contempo i prezzi italiani di terminali e servizi di comunicazione diminuiscono del 5,5% nel 2025 (contro una media europea dello 0,4%).
Il traffico dati cresce del 12% sulla rete fissa e del 17% su quella mobile, mentre l'85% della capacità di rete è occupata dalle grandi piattaforme digitali: gli operatori TLC sostengono quindi gran parte degli investimenti infrastrutturali a vantaggio di attori che assorbono la maggior parte del traffico.
Lavoro, competenze e contrattazione
I sindacati hanno posto al centro del dibattito la crisi occupazionale e la necessità di politiche di riqualificazione. Il Segretario Generale di Slc‑Cgil, Riccardo Saccone, ha denunciato una crisi strisciante: perdita di occupazione specializzata, difficoltà a reperire competenze aggiornate e un'età media elevata del personale nel settore. Ha inoltre segnalato il rischio concreto per i lavoratori dei CRM BPO, con ampi ricorsi agli ammortizzatori sociali e un Fondo di solidarietà che ha impegni di spesa superiori alle dotazioni.
Saccone ha sollecitato l'adozione di strumenti legislativi stabili per la riconversione professionale e la protezione del perimetro occupazionale, denunciando il fenomeno del dumping contrattuale nelle gare e chiedendo il riconoscimento pieno del valore economico e delle tutele del CCNL nelle appalti pubblici.
Anche il segretario generale di Fistel‑Cisl, Alessandro Faraoni, ha evidenziato come il rinnovo del CCNL TLC alla fine del 2025 abbia fornito risposte importanti, ma che l'inflazione ha eroso parte degli aumenti retributivi. Faraoni ha richiamato la necessità che la formazione accompagni l'introduzione dell'intelligenza artificiale, distinguendo tra aggiornamento nel ruolo, riqualificazione e acquisizione di nuove professionalità, e ha chiesto misure per equilibrare produttività e occupazione.
Richieste al Governo e alle imprese
Tra le richieste emerse dal Forum figurano un patto tra istituzioni, imprese e operatori per sostenere la transizione digitale, misure per ridurre i costi energetici, la definizione chiara delle regole per l'assegnazione delle frequenze e una contribuzione equa dei grandi operatori digitali agli investimenti di rete. Asstel ha ribadito la necessità di considerare le telecomunicazioni una priorità strategica nazionale per garantire autonomia tecnologica e modernizzazione della pubblica amministrazione.
Il Forum ha visto anche la partecipazione della vicepresidente esecutiva della Commissione europea per la sovranità tecnologica, Henna Virkkunen (con un video messaggio), e del Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, sottolineando il peso politico delle questioni affrontate.
Formazione e sicurezza
La carenza di competenze specialistiche — soprattutto in cybersecurity, protezione dei dati e Big Data — è emersa come elemento critico. Nel 2025 quasi il 99% del personale ha partecipato ad attività formative, con una spesa complessiva di quasi 12 milioni di euro: secondo gli attori del settore, innovazione, aggiornamento professionale e ricambio generazionale sono essenziali per garantire competitività e sicurezza.
Il dibattito al Forum ha quindi tracciato un quadro in cui il settore delle telecomunicazioni è strategico per l'economia italiana ma si trova a fronteggiare contraddizioni strutturali: crescita del traffico e dei bisogni digitali, pressioni sui margini e sulle retribuzioni, e un fabbisogno urgente di regole, investimenti e formazione per evitare che il potenziale di sviluppo si traduca in perdita di occupazione e in ritardo infrastrutturale.
Fact Check
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Verificato il: 22 ottobre 2026