Garavaglia al congresso della Lega: «La Lega non è estrema, se vinco nessuna lista nera»

Dal palco di Milano Garavaglia chiama all'unità, promette nessuna ritorsione e rilancia posizioni sociali e di sicurezza del partito.

A cura di Redazione Redazione
25 ottobre 2026 13:04
Notizia verificata · Fonte: dire.it · Vedi fonti
Garavaglia al congresso della Lega: «La Lega non è estrema, se vinco nessuna lista nera» -
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Milano — Dal palco del congresso straordinario della Lega a Milano, Massimo Garavaglia ha assicurato ai delegati che, in caso di vittoria, "non ci sarà nessuna rappresaglia, nessuna punizione, nessuna lista nera". Il candidato ha presentato la sua corsa come un appello all'unità interna e alla ricostruzione del consenso dopo il risultato elettorale.

Ha esplicitato i nomi dei dirigenti che vorrebbe accanto a sé: Zaia, Durigon, Giorgetti e, ha precisato, "ovviamente Matteo Salvini", definendoli "fuoriclasse" da tenere "al mio fianco, e direi davanti a me". L'appello al dialogo è stato accompagnato da immagini e riferimenti letterari: il richiamo ai capponi di Renzo per condannare logiche di vendetta interna.

Garavaglia ha sollecitato i delegati a votare senza paura sottolineando: "Io non sono qua per poltrone, sono qua per la Lega". Il messaggio di apertura includeva l'invito a guardare oltre le divisioni e a mettere al centro la crescita del partito.

Posizioni e strategia

Sulla collocazione politica della Lega, Garavaglia ha chiarito che "la Lega non è estrema. Non è di estrema destra", richiamando uno slogan delle origini: "'Né neri né rossi, ma liberi con Bossi'". Ha proposto una linea definita pragmatica e moderna, dove ciascuno possa esprimere la propria posizione ma con tratti comuni riconoscibili.

Sul piano programmatico ha rivendicato che, "nel sociale la Lega è più a sinistra della sinistra", una affermazione che collega all'azione amministrativa dei sindaci, mentre in tema economico ha ribadito che il partito è "liberale".

La sicurezza è stata indicata come «la precondizione della libertà»: senza sicurezza, ha detto, non c'è libertà "né civile né d'impresa". In questo quadro ha sintetizzato l'identità del partito come "popolana, non populista".

Garavaglia ha riconosciuto i limiti dell'azione recente: la Lega ha ottenuto l'8,8% alle ultime consultazioni e «non siamo cresciuti». I sondaggi, ha avvertito, «sono indicazioni, non il voto, però danno una direzione»: l'obiettivo dichiarato è "invertire il trend" e «risvegliare il sogno» del consenso.

Sul tema della selezione della classe dirigente ha usato una metafora calcistica: «Abbiamo provato a rafforzare la squadra comprando un giocatore. Non ha funzionato». Con riferimento ai nuovi ingressi ha rimarcato la preferenza per il vivaio e per chi ha attaccamento alla maglia, rispetto a chi arriva dall'esterno e può andare via se arriva un'offerta migliore. Ha citato l'esperienza con Roberto Maroni in Regione e ha indicato come metodo privilegiato ascolto, delega e responsabilità.

In chiusura Garavaglia ha fissato il criterio per giudicare l'esito del congresso: "Tra qualche settimana si vede. Se risaliamo, questo congresso è servito, altrimenti abbiamo un serio problema". L'intervento è stato marcato da un richiamo costante alla necessità di ricostruire consenso e credibilità, evitando promesse vaghe che possano poi essere disattese.

Fonte: Agenzia Dire

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Verificato il: 25 ottobre 2026

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