Genova, manifestazione studentesca: manichini di Meloni e Valditara a testa in giù, scalpore politico
Manichini bersagliati e cori per Tito durante la protesta: FdI, Lega e istituzioni chiedono condanna e responsabilità agli organizzatori.
Durante la manifestazione studentesca a Genova sono stati esposti manichini e immagini della premier Giorgia Meloni e del ministro Giuseppe Valditara mostrati a testa in giù e bersagliati con uova; alcuni partecipanti avrebbero intonato cori inneggianti al maresciallo Tito e scandito lo slogan 'uccidere il fascista non è reato'. Questi fatti hanno immediatamente suscitato reazioni politiche e istituzionali.
Il senatore di Fratelli d'Italia Gianni Berrino ha definito l'episodio «una vergogna» e una «rappresentazione di odio» che manifesta, a suo avviso, una profonda ignoranza della storia. Berrino ha chiesto che tutte le forze politiche condannino senza alibi gesti e slogan di questo tipo, rivolgendo inoltre un appello ai ragazzi a studiare il passato prima di evocare tragedie ricordate con leggerezza.
Nella sua dichiarazione Berrino ha collegato gli inni a Tito e i riferimenti alle foibe alle responsabilità del regime comunista, citando la necessità di ricordare eventi come la tragedia di Sergio Ramelli per evitare che la demonizzazione politica porti a violenza e divisione. Ha espresso piena solidarietà nei confronti di Meloni e Valditara.
Il presidente del Consiglio regionale della Liguria, Stefano Balleari, ha stigmatizzato l'uso di immagini istituzionali come bersagli e ha richiamato gli organizzatori delle manifestazioni, a partire dai collettivi studenteschi, alla responsabilità di promuovere un confronto civile. Secondo Balleari la libertà di manifestare deve essere esercitata nel rispetto delle persone, delle istituzioni e delle regole democratiche.
Anche il presidente della Regione Liguria, Marco Bucci, ha espresso «profonda amarezza» per le immagini e i cori: Bucci ha ricordato il ruolo della scuola nell'insegnare la storia e le tragedie che hanno coinvolto l'Italia, sottolineando che la protesta odierna ha «trasceso il limite» del rispetto istituzionale.
I consiglieri regionali della Lega in Liguria (Sara Foscolo, Sandro Garibaldi e Armando Biasi) hanno puntato il dito contro il Pd e il sindaco di Genova, Silvia Salis, esortandoli a condannare «odio e violenze» e accusandoli di usare «due pesi e due misure». I leghisti hanno parlato di una mattinata di odio e violenza che, secondo loro, non può essere giustificata come dissenso legittimo.
Il fatto è stato inquadrato anche nel contesto di una mobilitazione studentesca più ampia: il testo riporta collegamenti a proteste in altre città e richiami a episodi passati, come l'occupazione del rettorato e i fatti del 4 aprile 2025 in piazza Corvetto, quando immagini di rappresentanti del governo furono usate come bersagli. Questi richiami sono stati utilizzati da alcuni esponenti istituzionali per chiedere una condanna unanime di ogni forma di intimidazione.
La vicenda ha acceso il dibattito sul confine fra protesta e intimidazione: i principali esponenti citati hanno chiesto che gli organizzatori prendano le distanze da manifestazioni che sfociano in linguaggi o gesti violenti. Il testo non riporta una replica ufficiale del Pd o del sindaco di Genova alle richieste di condanna avanzate dalla Lega.
La notizia è stata diffusa dall'agenzia Agenzia Dire; credit fotografico associato all'articolo: Osa/Fb.
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Verificato il: 16 ottobre 2026