Google finanzia una 'centrale elettrica virtuale' da 1.070 MW per alimentare i suoi data center
Il colosso pagherà case e aziende per ridurre i consumi: accordo con Voltus nella rete PJM fino a 1.070 MW, pari a un grande reattore.
Google sta finanziando una delle più grandi centrali elettriche virtuali al mondo: con un accordo con Voltus potrà attingere fino a 1.070 megawatt dalla rete PJM quando ne avrà bisogno. L'intesa, riportata dal New York Times e ripresa dall'Agenzia Dire, prevede che il colosso tech paghi indirettamente famiglie e aziende perché riducano i consumi nei momenti di picco, liberando così energia per i suoi data center.
L'accordo con Voltus consiste nella creazione di una riserva energetica virtuale nella grande rete del Medio Atlantico (PJM). Voltus stipulerà contratti con utenze domestiche e industriali offrendo incentivi economici a chi abbassa il consumo nelle ore di massima domanda; le riduzioni possono avvenire anche in modo automatico tramite termostati intelligenti o l'uso di batterie locali per fornire energia temporanea.
Il contesto spiega la mossa: sono 45 progetti di data center — per quasi 68 miliardi di dollari — ritardati o bloccati nel secondo trimestre di quest'anno per opposizione locale. L'area servita da PJM, che comprende 13 stati e serve circa 67 milioni di persone, ha visto un aumento significativo dei prezzi dell'elettricità a partire dal 2024, acuendo la difficoltà per le aziende tecnologiche di reperire capacità sufficiente.
Le soluzioni esplorate finora dalle aziende tecnologiche riflettono la pressione sulla rete: riattivazione di centrali nucleari obsolete, gruppi elettrogeni a motori a gas e proposte per finanziare nuove centrali. Amministrazioni federali e statali, compresa l'amministrazione Trump, hanno sollecitato le società a contribuire direttamente alla costruzione di nuova infrastruttura energetica per non scaricare i costi sulle famiglie.
Voltus, con sede a San Francisco, già gestisce circa 9.500 megawatt di centrali virtuali negli Stati Uniti; a giugno aveva firmato con Google un primo accordo per 100 megawatt nella stessa regione, ma il programma ha raccolto adesioni superiori alle attese e perciò è stato ampliato. Google non ha reso noti i termini finanziari dell'intesa.
Cosa cambia per consumatori e mercati
Per i consumatori, il modello significa la possibilità di ricevere compensi per modificare i comportamenti energetici: spegnere apparecchi, abbassare i condizionatori o usare storage domestico nelle ore di picco. Sul mercato elettrico, la diffusione di centrali virtuali potrebbe alleggerire la necessità di costruire impianti convenzionali, ma solleva interrogativi su chi beneficia realmente degli incentivi e su possibili effetti distributivi sui prezzi e sulla qualità del servizio.
Sul piano della sicurezza della rete, esperti e autorità valuteranno se la domanda-risposta e le risorse distribuite siano sufficienti a garantire continuità quando i data center richiedono carichi costanti e molto elevati. Un rapporto del Dipartimento dell'Energia del 2024 stima che le centrali virtuali potrebbero triplicare entro il 2030, con un risparmio stimato per i contribuenti di circa 13 miliardi di dollari l'anno grazie alla minore necessità di nuove centrali.
La mossa di Google rischia inoltre di intensificare il dibattito politico e regolatorio: l'opposizione locale sui siti dei data center, le richieste di finanziamento per nuove infrastrutture e la possibilità che grandi imprese influenzino le dinamiche di mercato porteranno regolatori e amministratori locali a scrutinare contratti e impatti sul territorio. Programmi simili stanno nascendo in stati come Arizona, California e Texas, mentre il tema della fornitura energetica per l'intelligenza artificiale resta al centro delle discussioni pubbliche.
La vicenda rimane in rapido sviluppo: Google e Voltus hanno espanso collaborazioni già avviate, ma molti dettagli operativi e finanziari non sono ancora pubblici. Le decisioni prese nei prossimi mesi determineranno se le centrali virtuali saranno una soluzione strutturale alla fame di energia dei data center o una misura temporanea con implicazioni complesse per consumatori, reti e politica energetica.
Fact Check
Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.
Fonte:
Verificato il: 22 ottobre 2026