Gozzi: il caro energia mette a rischio le imprese energivore, non tutti i settori sono uguali
Secondo Antonio Gozzi la crisi di Hormuz e i danni a Ras Laffan spingono i prezzi di gas e petrolio, con rischi concreti di fermate produttive per le grandi imprese energivore.
L'impennata dei prezzi dell'energia colpisce tutte le economie, ma le conseguenze non sono distribuite allo stesso modo: secondo l'editoriale di Antonio Gozzi, le imprese energivore italiane si trovano in una situazione «drammatica» con rischio reale di fermate produttive e chiusure. Il nodo è il combinato disposto tra la crisi nello Stretto di Hormuz, i danni agli impianti qatarini e l'aumento dei costi di trasporto e assicurativi, che mantengono i prezzi internazionali del petrolio e del gas su livelli elevati.
Dati e dinamiche geopolitiche che spingono i prezzi
Gozzi ricorda che circa il 15-20% del petrolio mondiale (quasi 20 milioni di barili al giorno) e tra il 20 e il 25% del GNL transitavano attraverso rotte che oggi sono fortemente compromesse. L'impianto di liquefazione di Ras Laffan in Qatar ha subito danni tali da compromettere il 17% della capacità produttiva del Paese, con tempi di riparazione stimati fra 4 e 5 anni. I transiti commerciali attraverso Hormuz sono precipitati: da 90-100 navi al giorno prima della guerra a una media di 3,6 navi nel settembre 2026, risalita solo a circa 9 navi al giorno nell'ultima settimana citata.
Nonostante il commercio petrolifero abbia trovato modalità di adattamento (navi più grandi, rotte alternative, oscuramento dei segnali AIS), il prezzo resta influenzato dal rischio geopolitico e dall'aumento di noli, costi di trasporto e premi assicurativi. Le rotte alternative — ad esempio circumnavigare l'Africa dal Mozambico per evitare il Mar Rosso — allungano i tempi e alzano i costi.
Impatto su prezzi e sulla produzione industriale
Sul versante dei prezzi, il mercato del gas europeo ha registrato un balzo marcato: il TTF ha superato gli 87 euro/MWh il 13 ottobre, valore circa 2,7 volte il livello di fine febbraio (intorno a 32 euro/MWh). A questi costi si sommano le quote ETS per le emissioni di CO2, che secondo Gozzi gravano per quasi 30 euro/MWh sull'elettricità termoelettrica in Europa. La somma di questi elementi rende i costi energetici particolarmente onerosi per settori intensivi come chimica, siderurgia, carta, vetro e ceramica.
Secondo i dati citati da Gozzi, se si segmentano i consumatori in quattro cluster (famiglie, PMI non energivore, PMI energivore, grandi imprese energivore), emergono differenze nette rispetto alla media europea: le PMI energivore hanno pagato in media un 20% in più, le grandi energivore tra il 35 e il 40% in più. L'incidenza del costo dell'energia sul totale dei costi è marginale per le PMI non energivore (sotto il 3%), ma supera il 35% per le grandi imprese energivore.
Rischi per la manifattura italiana e richieste di intervento mirato
Gozzi avverte che la crisi è sistemica: l'aumento dei costi energetici genera pressioni inflazionistiche sui prezzi di materie prime, trasporti e servizi, con effetti a catena sulle filiere manifatturiere. Federacciai ha già ammonito che, se i livelli dei costi energetici dovessero persistere, sarà inevitabile fermare impianti per l'insostenibilità economica. La sospensione o la fragilità di produzioni di base metterebbero a rischio l'intero comparto manifatturiero nazionale e l'occupazione collegata.
Sul fronte delle politiche, Gozzi critica il populismo energetico delle misure di sostegno troppo generalizzate: interventi estesi a una platea ampia rischiano di avere un effetto limitato per chi realmente è più esposto e possono gravare pesantemente sulle finanze pubbliche. La proposta implicita è indirizzare misure di mitigazione più targettizzate verso le imprese energivore e impegnarsi in un'opera educativa contro soluzioni meramente propagandistiche.
Scenario temporale e incertezze
La combinazione di danni agli impianti, rotte alternative più lunghe, aumento di premi assicurativi e accumulo di scorte da parte dei grandi consumatori mantiene elevate le incertezze sulla durata della crisi. Anche se i transiti si riprendessero, servirebbe tempo per ricostituire catene logistiche e riparare gli impianti. Intanto, il mix di fattori tecnici e geopolitici continua a sostenere prezzi elevati di petrolio e gas sul mercato mondiale.
Gozzi conclude sottolineando la necessità che le istituzioni, le associazioni imprenditoriali e il mondo politico considerino la diversa esposizione dei settori nella definizione delle politiche di supporto, evitando misure di largo spettro che non risolvono i problemi strutturali delle imprese più colpite.
Fact Check
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Verificato il: 15 ottobre 2026