Industria in allarme: industriali chiedono programmazione, energia competitiva e meno burocrazia
Ralc e Federmeccanica lanciano un appello: incertezza normativa, costi energetici e Green Deal rischiano di erodere il Made in Italy.
Gli industriali italiani suonano l'allarme: l'incertezza burocratica, i crescenti costi energetici e un Green Deal percepito come penalizzante mettono a rischio la competitività del Made in Italy e la tenuta delle filiere manifatturiere. A parlare sono Andrea Lazzarini, Ceo di Ralc Italia, e rappresentanti di Federmeccanica, che richiamano la necessità di una politica industriale di lungo periodo dopo l'assemblea generale 2026.
Secondo Lazzarini, il piano Industria 5.0, nato per favorire l'innovazione, si è trasformato per molte imprese in un percorso burocratico e incerto che ha indotto rinvii negli acquisti e frena chi costruisce macchine industriali. Il manager mette inoltre in discussione l'impostazione ideologica del Green Deal europeo, sottolineando che la sostenibilità ambientale non può prescindere da quella economica e industriale.
L'allarme geopolitico e tecnologico: mentre la Cina accelera su robotica e automazione e la Corea del Sud pianifica investimenti massicci in intelligenza artificiale e semiconduttori, l'Europa sembra privilegiare investimenti in armamenti. Per Lazzarini questa priorità è sbagliata: il rafforzamento dell'industria bellica non compensa il ridimensionamento di settori come l'automotive e la siderurgia.
Criticità denunciate e proposte
Strumenti di politica industriale inadeguati e interventi a pioggia sono al centro delle critiche. Lazzarini chiede che i fondi straordinari, compresi quelli del Pnrr, siano impiegati per realizzare investimenti strutturali e non per alimentare assistenzialismo. Le priorità indicate sono: energia a costi competitivi, certezza normativa, sburocratizzazione drastica, infrastrutture efficienti e formazione specializzata.
Il rischio di delocalizzazione è uno dei punti chiave: imporre vincoli e costi alle industrie europee rischia, secondo il Ceo di Ralc, di spingere produzioni e investimenti verso Paesi con regole e costi diversi, con perdita di competenza, posti di lavoro e capacità tecnologica strategica.
Fabio Storchi, past president di Federmeccanica, ribadisce che non si può più reagire alle emergenze quotidiane: serve uno sguardo strategico. Storchi sollecita un cambio culturale in Europa per passare da una logica puramente regolatoria a una focalizzata sulla produzione e sugli investimenti.
Sulle grandi vertenze — dall'ex Ilva alle politiche energetiche e all'automotive — Storchi difende una posizione di neutralità tecnologica nella transizione ecologica e critica meccanismi che, a suo avviso, risultano punitivi per la filiera, come taluni aspetti del sistema ETS.
Capitale umano e relazioni industriali: gli industriali segnalano la necessità di una formazione continua e di un rafforzamento della contrattazione collettiva. Per governare l'adozione dell'intelligenza artificiale e la rapida evoluzione tecnologica servono competenze tecniche, investimenti in istruzione e una gestione delle relazioni sindacali che favorisca stabilità e produttività.
Le proposte concrete avanzate dagli industriali includono: programmazione strategica pluriennale, incentivi mirati per tecnologia e formazione, garanzie sulla sicurezza degli approvvigionamenti energetici e una semplificazione normativa che dia certezza agli investimenti. Gli imprenditori escludono l'assistenzialismo: la richiesta è di regole che consentano di competere a parità di condizioni.
In chiave europea, il messaggio è chiaro: senza scelte coraggiose sull'industria, sull'innovazione e sulla politica energetica il rischio è una perdita irreversibile di capacità produttiva e posti di lavoro qualificati. Le dichiarazioni di Lazzarini e Storchi sollevano dunque un nodo politico ed economico centrale per il futuro del sistema manifatturiero italiano ed europeo.
Fact Check
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Verificato il: 30 ottobre 2026