Iran, alto funzionario ammette la gravità della crisi economica: dimissioni del ministro del Petrolio
Mohsen Rezaei parla di uno dei periodi più difficili; il ministro del Petrolio si è dimesso e il rial crolla tra sanzioni e blocco navale.
Il massimo responsabile della sicurezza iraniana, Mohsen Rezaei, ha ammesso in una riunione di governo che il rapido deterioramento economico ha condotto l'Iran in «uno dei periodi più difficili» della sua storia, una dichiarazione definita "alquanto rara" dal New York Times. Domenica il ministro del Petrolio si è dimesso e al suo posto è stato nominato ad interim Hamid Bovard, amministratore delegato della compagnia petrolifera nazionale.
La notizia delle dimissioni segue mesi di segnali di difficoltà: in luglio Mohsen Paknejad aveva assicurato che l'Iran avrebbe continuato a esportare petrolio nonostante le sanzioni americane, ma lo scenario è rapidamente cambiato nelle ultime settimane. L'agenzia di Stato IRNA ha riportato solo che Rezaei ha descritto la situazione come «uno dei periodi più difficili che il Paese abbia mai affrontato», senza rendere note parole integrali o dettagli operativi. Il messaggio è stato letto come un allarme interno sulla tenuta economica.
Secondo il reportage, il rial iraniano è in caduta verticale da febbraio, un trend che si è accentuato con l'inasprimento delle sanzioni e l'imposizione di un blocco navale americano che ha reso più care le importazioni. Gli analisti citati sostengono che il blocco ha in larga parte impedito a Teheran di vendere il proprio greggio, privando il Paese di una sua principale fonte di reddito.
Il deterioramento del potere d'acquisto ha riacceso la questione del costo della vita, già al centro delle proteste di dicembre poi repressa con la forza. Alla riunione di alto livello, oltre a Rezaei, erano presenti il ministro Pezeshkian e altri ministri di primo piano: Pezeshkian ha riconosciuto il peggioramento delle condizioni e ha detto che il governo ha «adottato un nuovo approccio per gestire la situazione particolare», senza però fornire specifiche sul piano.
I dati più recenti segnalano che le spedizioni di petrolio dal Medio Oriente sono tornate quasi ai livelli prebellici, ma il prezzo del greggio resta superiore a quello precedente al conflitto. Inoltre lo Stretto è ancora considerato pericoloso da attraversare e i danni alle infrastrutture energetiche frenano la raffinazione e le esportazioni di gas naturale, limitando la capacità di recupero economico.
L'ammissione pubblica di Rezaei e la successione al vertice del ministero del Petrolio indicano una crescente pressione politica interna e l'urgenza di misure per stabilizzare l'economia. Al momento rimangono molti punti oscuri: il governo non ha specificato le azioni concrete del «nuovo approccio» e gli analisti avvertono che, finché permarranno il blocco navale e le criticità infrastrutturali, la ripresa rischia di essere lenta e precaria.
Fact Check
Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.
Fonte:
Verificato il: 05 ottobre 2026