Livolsi: «Il nuovo digital divide dell’AI, l’Italia non può restare indietro»

Il professore Livolsi avverte: il divario non è solo accesso ma capacità di integrare l'AI nei processi produttivi; servono incentivi e competenze.

A cura di Redazione Redazione
07 ottobre 2026 11:04
Notizia verificata · Fonte: dire.it · Vedi fonti
Livolsi: «Il nuovo digital divide dell’AI, l’Italia non può restare indietro» -
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«Il nuovo digital divide non è più soltanto tra chi ha accesso alle tecnologie e chi non lo ha, ma tra imprese e Paesi capaci di trasformare l'AI in maggiore produttività e quelli che la useranno solo in modo superficiale». Questo è il monito di Ubaldo Livolsi, professore di Corporate Finance e fondatore della Livolsi & Partners S.p.A., in una riflessione pubblicata con l'Agenzia Dire. Livolsi avverte che l'Italia rischia di restare indietro se la tecnologia non viene integrata nei processi produttivi.

I numeri sul campo

Secondo i dati citati da Livolsi, l'Istat registra nel 2025 il 16,4% delle imprese italiane (con almeno 10 addetti) che utilizzava almeno una tecnologia di intelligenza artificiale, rispetto all'8,2% dell'anno precedente. Ma il divario interno è netto: tra le grandi imprese la penetrazione raggiunge il 53,1%, mentre tra le PMI si ferma al 15,7%. La Banca d'Italia osserva che, per molte realtà nazionali, l'adozione resta sperimentale e non ancora sistemica.

Dove si inceppa l'adozione

Livolsi distingue due livelli di utilizzo: da un lato l'uso generativo per compiti come scrivere testi o sintetizzare documenti; dall'altro la vera integrazione dell'AI in funzioni operative come produzione, progettazione, manutenzione, logistica, gestione finanziaria e analisi dei dati. Un recente studio della Banca d'Italia evidenzia che l'adozione dell'AI è associata a maggiore produttività e a uno spostamento dell'occupazione verso professionalità più qualificate, senza impatti negativi sull'occupazione complessiva. Tuttavia, tra le imprese che hanno valutato l'AI senza adottarla, il 58,6% indica la mancanza di competenze come ostacolo principale.

Le proposte: strumenti per la trasformazione

Livolsi richiama l'attenzione sulle politiche necessarie per evitare l'allargamento del divario. Pur condividendo l'indicazione del governatore della Banca d'Italia Fabio Panetta e il riconoscimento dell'AI come tecnologia strategica da parte del Governo guidato da Giorgia Meloni, Livolsi sottolinea che servono misure concrete: incentivi agli investimenti, agevolazioni fiscali, programmi di formazione per le competenze digitali, accesso facilitato ai talenti e sostegno all'innovazione per le PMI. Senza questi strumenti, il rischio non è un arrivo troppo rapido dell'AI, ma un'integrazione troppo lenta nel sistema produttivo.

Focus territoriale: la Puglia come osservatorio

Livolsi annuncia che discuterà questi temi il giorno successivo, giovedì 8 ottobre, a Bisceglie durante l'incontro «Strategie, pianificazione e finanza: quali prospettive per le imprese», con imprenditori, professionisti e rappresentanti del mondo finanziario. Per il professore la Puglia, con il suo tessuto che spazia dall'industria all'agroalimentare, dal turismo alle costruzioni, rappresenta un laboratorio in cui intelligenza artificiale, competenze e crescita dimensionale possono diventare leve concrete di sviluppo.

In sintesi, il messaggio centrale è chiaro: promuovere l'adozione diffusa e strutturale dell'AI nelle imprese italiane attraverso politiche mirate è necessario per non compromettere la competitività del Paese sui mercati internazionali.

Fact Check

Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.

Fonte:

Verificato il: 07 ottobre 2026

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