Manovra, Gimbe: «Sulla sanità torniamo indietro» — Cartabellotta boccia incremento e i voucher
Per Gimbe i +2,4 mld nella Manovra non bastano: Regioni virtuose a rischio, dubbi sui voucher per over75 e tagli nascosti sul Pil.
Con la legge finanziaria presentata dal Governo Meloni la sanità pubblica rischia un arretramento, avverte la Fondazione Gimbe. Secondo il presidente Nino Cartabellotta, l'incremento di 2,4 miliardi destinati al fondo sanitario nazionale è insufficiente rispetto alle richieste del ministro della Salute e delle Regioni e non basterà a garantire l'equità di accesso ai servizi.
All'apertura del convegno sugli investimenti in salute a Bologna, Cartabellotta ha ricordato che il ministro Orazio Schillaci aveva chiesto 5,5 miliardi, mentre le Regioni ne avevano chiesti quasi 7 per mantenere il trend di incremento del finanziamento. Di fatto, «o almeno sembra perché ancora non abbiamo visto uno straccio di testo» della Manovra, i numeri annunciati corrispondono a soli 2,4 miliardi in più, che sommati all'aumento dell'anno scorso fanno 3,4 miliardi complessivi.
Perplessità sui voucher e conseguenze per i cittadini
Cartabellotta esprime forti dubbi anche sui voucher previsti per gli over 75: si tratta, secondo Gimbe, di un sussidio separato che non può essere semplicemente cumulato all'interno del Fondo sanitario nazionale. Se i voucher fossero destinati a prestazioni extra Lea potrebbero avere una logica, ma se servissero ad acquistare prestazioni già garantite dal Servizio sanitario nazionale sarebbe una scelta inaccettabile, perché sposterebbe costi obbligatori su forme di sussidio individuale.
I dati, sottolinea il presidente di Gimbe, mostrano che anche le Regioni migliori, come l'Emilia-Romagna, faticano sempre più a garantire un'assistenza equa. Il problema è strutturale: le risorse italiane per la sanità sono troppo poche, sia in termini assoluti sia rispetto alla media europea, con un divario stimato intorno ai 36 miliardi.
Secondo Gimbe si sta verificando una vera e propria dissociazione tra finanziamento pubblico e spesa sanitaria reale: il Governo prospetta di destinare il 6,3% del PIL alla sanità, ma ne finanzia solo circa il 6%. Quel 0,3% di PIL mancante corrisponderebbe a circa sette miliardi che in pratica si scaricano sulle casse regionali. Le Regioni a quel punto hanno due opzioni: aumentare le tasse oppure tagliare i servizi.
Le conseguenze sono immediate e differenziate sul territorio: a seconda delle scelte regionali i cittadini potranno subire più oneri fiscali o vedere peggiorare l'offerta sanitaria locale attraverso tagli «invisibili» che non emergono direttamente dal bilancio statale ma ricadono su servizi e accesso. Questo meccanismo rischia di ampliare le diseguaglianze già esistenti tra regioni.
Gimbe chiede maggiore trasparenza e un confronto programmato: senza il testo definitivo della Manovra e senza criteri chiari per l'utilizzo dei voucher, il rischio è che le misure peggiorino la tutela dei diritti alla salute e scarichino costi aggiuntivi sui cittadini e sui bilanci regionali. La posizione della Fondazione pone un interrogativo politico e tecnico sul futuro del finanziamento sanitario in Italia e sulla sostenibilità degli impegni annunciati dal Governo.
Fact Check
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Verificato il: 30 ottobre 2026