Meloni a San Patrignano: «Irresponsabile definire la cannabis droga leggera», oltre 210 mln per le dipendenze nel 2026
La premier presenta la Coalizione europea contro le droghe (35 Paesi), tre direttrici operative e un piano di investimenti per prevenzione e cura.
ROMA — La premier Giorgia Meloni ha definito «irresponsabile» chiamare la cannabis «droga leggera» durante il suo intervento a San Patrignano, dove si è svolto l'incontro della Coalizione europea contro le droghe. Ha annunciato che al sistema nazionale contro le dipendenze sono stati stanziati oltre 210 milioni di euro per il 2026, risorse destinate a personale, comunità terapeutiche e percorsi di cura personalizzati.
Meloni ha ricordato che la Coalizione è «non una dichiarazione di intenti, ma una piattaforma operativa» che riunisce 35 nazioni. Ha tracciato le tre direttrici decise a maggio in Armenia: lotta ai traffici, con particolare attenzione a quelli via mare; aggressione ai patrimoni dei trafficanti seguendo il principio del "follow the money"; e politiche di prevenzione, cura e recupero.
Secondo la premier, le droghe odierne sono più potenti, più economiche e più accessibili rispetto al passato e, in alcuni casi, «socialmente accettate». Ha citato i derivati della cannabis con livelli di THC mediamente «30 volte più alti» rispetto a decenni fa e ha segnalato come si stia abbassando l'età del primo consumo, con una diffusione tra i minori definita «endemica».
Sul piano operativo, il governo afferma di aver rafforzato il sistema nazionale di allerta rapida per individuare nuove sostanze e modelli di consumo prima che diventino emergenze, con l'esempio del fentanyl. Ha inoltre annunciato formazione per gli operatori, disponibilità di antidoti e maggiori controlli sulla custodia di sostanze nelle strutture sanitarie.
Meloni ha sostenuto che la dipendenza non è una condanna irrevocabile e ha illustrato l'intenzione del governo di introdurre una legge per agevolare il percorso in comunità dei tossicodipendenti che hanno commesso reati, in modo che possano scontare la pena fuori dal carcere. "Il carcere non può essere l'unica risposta", ha detto, sottolineando il ruolo delle comunità terapeutiche come alternative efficaci.
La premier ha insistito sulla centralità della prevenzione, che deve «venire prima di tutto» e rivolgersi ai giovani, alle famiglie, alle scuole, alle università e agli ambienti digitali. Ha chiesto un impegno dei media per correggere «messaggi fuorvianti» e ha citato l'interlocuzione con i principali network per promuovere una corretta informazione.
Nel discorso è emerso anche il richiamo a fenomeni di dipendenza non legati solo alle sostanze, come social network e gioco d'azzardo, indicati come elementi di uno «scenario allarmante» che spesso non viene percepito nella sua gravità. Meloni ha ribadito che le istituzioni devono «parlare chiaro»: la droga «non è un diritto, è una minaccia per la salute».
A livello simbolico e umano, la premier ha citato la storia di Jessica, una donna che grazie a San Patrignano ha completato il percorso di recupero, riconquistando dignità e una vita nuova. Ha definito la comunità un modello «pionieristico» da mostrare ai partner europei come esempio di cosa si intende per recupero.
La dichiarazione conclusiva dell'incontro sottolinea l'obiettivo di garantire a chi chiede aiuto percorsi di cura adeguati, personalizzati e senza barriere, volti non solo al trattamento sanitario ma al recupero integrale della persona, con la finalità di ritrovare lavoro, relazioni e reinserimento sociale.
San Patrignano, ha concluso Meloni, dimostra che «nessuno è perduto per sempre» e che le istituzioni non devono arrendersi né ai trafficanti né alla banalizzazione del fenomeno: l'impegno deve essere comune e orientato alla prevenzione, alla cura e alla lotta ai flussi illeciti.
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Verificato il: 23 ottobre 2026