Meloni registra il timbro vocale all’EUIPO: "Io sono Giorgia Meloni" come marchio contro i deepfake
Palazzo Chigi conferma la registrazione di quattro secondi all'EUIPO per contrastare clonazioni vocali e disinformazione elettorale.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha depositato un marchio sonoro presso l'Ufficio dell'Unione europea per la proprietà intellettuale (EUIPO), confermano fonti di Palazzo Chigi all'agenzia Dire. La registrazione, anticipata in esclusiva da La Repubblica, consiste in un breve frammento vocale ed è finalizzata a fornire tutela legale contro la clonazione vocale e gli audio deepfake.
Dettagli della registrazione
Secondo quanto ricostruito, il deposito riguarda una registrazione di quattro secondi in cui la premier pronuncia la frase "Io sono Giorgia Meloni". Il file sonoro è stato presentato come marchio con l'obiettivo di poter agire contro l'uso non autorizzato di tecnologie che sintetizzano la voce e attribuiscono alla leader dichiarazioni mai rese.
La mossa è stata seguita dallo studio legale MPMLEGAL, riferiscono le stesse fonti, e trova collocazione in una prassi già osservata nel mondo dello spettacolo, dove celebri elementi vocali sono stati registrati per proteggerne l'uso commerciale e l'identità sonora.
Implicazioni legali e pratiche
A differenza del diritto d'autore, che tutela testi e contenuti creativi, il deposito come marchio sonoro mira a coprire la specifica combinazione di inflessioni, timbro e frequenze che rendono riconoscibile una voce. Sul piano giuridico, questo strumento può offrire una base per chiedere la rimozione di file audio falsi e per intervenire legalmente contro piattaforme che ospitano contenuti clonati.
La scelta di Palazzo Chigi riveste inoltre una valenza preventiva in vista delle prossime scadenze elettorali, quando la diffusione di audio sintetici potrebbe avere un impatto diretto sulla percezione dell'elettorato. In questo contesto, il marchio sonoro può essere usato come leva per chiedere takedown rapidi e per sollecitare la responsabilità delle piattaforme social.
Rischi, limiti e scenari operativi
Gli esperti legali avvertono però che la registrazione di un marchio sonoro non annulla tutte le sfide tecniche: sistemi di sintesi vocale avanzati possono manipolare o variare timbri, rendendo più complessa la identificazione automatica di un clone. Inoltre, l'enforcement dei diritti implica questioni di competenza territoriale e la cooperazione delle piattaforme, nonché un bilanciamento con la libertà di espressione.
Resta da vedere come si evolverà il dialogo tra istituzioni, operatori tech e regolatori europei per definire procedure operative efficaci contro i deepfake senza ricadute indesiderate sui flussi informativi.
Palazzo Chigi ha confermato la notizia all'agenzia Dire, che riprende l'esclusiva pubblicata da La Repubblica. L'iniziativa segna un caso significativo di applicazione del diritto della proprietà intellettuale a tutela dell'identità vocale di una figura istituzionale.
Fact Check
Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.
Fonte:
Verificato il: 05 ottobre 2026