Meloni rinvia il Dpcm sugli aumenti ai magistrati: risorse di 1 miliardo convogliate sul caro carburanti
Palazzo Chigi non firmerà il provvedimento; la Corte dei Conti ricorda che gli adeguamenti sono automatici per legge e che i calcoli medi sono inferiori alle stime.
Giorgia Meloni ha deciso di non firmare il Dpcm che avrebbe attivato gli aumenti per gli stipendi dei magistrati, preferendo destinare le risorse all'emergenza caro carburanti. Secondo fonti di Palazzo Chigi la cifra in ballo è di circa un miliardo: la premier invita il Consiglio di Stato — se lo ritiene opportuno — a nominare un commissario ad acta, pur dichiarandosi aperta al dialogo con la categoria.
La posizione della Corte dei Conti
L'Associazione Magistrati della Corte dei conti (AMCC) ha pubblicato una nota per chiarire la vicenda e ridimensionare alcune cifre circolate sui media. L'AMCC sottolinea che gli importi effettivi saranno sensibilmente inferiori alle stime diffuse, poiché molte ricostruzioni si basano su parametri incerti. La nota ricorda inoltre che per legge gli adeguamenti retributivi dei magistrati non sono oggetto di trattativa: esiste un meccanismo automatico di adeguamento triennale collegato agli incrementi medi del pubblico impiego.
L'Associazione puntualizza che in passato alcuni adeguamenti sono stati calcolati con criteri illegittimi, e che l'amministrazione ha omesso per anni di versare componenti stipendiali previste dalla legge. Per l'AMCC "oggi si tratta... di corrispondere componenti stipendiali previste dalla legge, che l'Amministrazione ha omesso per anni di versare"; il ritardo accumulato è la causa diretta dell'entità complessiva della somma richiesta.
Numeri, stime e criticità amministrative
Gli uffici tecnici e la magistratura evidenziano due punti chiave: le somme dichiarate dalla stampa derivano da stime e non da parametri certi, e ogni ulteriore rinvio dell'erogazione aumenta il peso finanziario complessivo. Sulla base della nota AMCC, l'aumento complessivo è in larga parte la conseguenza di anni di omissioni amministrative e di ricalcoli da effettuare sui trienni 2018-2020 e 2021-2023.
Dal punto di vista politico la scelta di Meloni riflette una priorità diversa: convogliare risorse verso misure di contenimento del costo dei carburanti che, secondo il governo, colpiscono in modo immediato famiglie, agricoltori e il settore dell'autotrasporto. La decisione apre però un fronte istituzionale, poiché la previsione normativa lascia margini limitati all'intervento discrezionale dell'esecutivo su adeguamenti dovuti per legge.
Sul piano procedurale resta aperta la possibilità che il Consiglio di Stato, se chiamato in causa, nomini un commissario ad acta per assicurare l'applicazione dei meccanismi retributivi previsti dalla legge. Le parti — governo e magistratura contabile — chiedono che la questione venga affrontata sul piano tecnico e giuridico, evitando connotazioni esclusivamente politiche.
Impatti politici e prossime tappe
La vicenda potrebbe avere ripercussioni su più fronti: pressione da parte delle associazioni di magistrati, potenziali ricorsi amministrativi, e dibattito parlamentare sul corretto equilibrio tra esigenze di bilancio emergenziali e obblighi di legge. Fonti di Palazzo Chigi dichiarano l'intenzione di dare priorità all'emergenza energetica, mentre l'AMCC invita a verificare preliminarmente le cifre diffuse per ricondurre il dibattito a termini tecnici.
Nei prossimi giorni sarà da monitorare la reazione del Consiglio di Stato, eventuali iniziative giudiziarie delle magistrature e le scelte del governo su possibili compensazioni di bilancio. Sul piano pubblico resta forte la tensione tra l'esigenza di sostenere i redditi pubblici già sotto pressione e l'obbligo di adempiere a regole di legge che tutelano l'indipendenza e la retribuzione della magistratura.
Fact Check
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Fonte:
Verificato il: 18 ottobre 2026