Peled pubblica foto dei bambini bruciati il 7 ottobre: "Basta dire che è fake news"
L'ambasciatore israeliano pubblica immagini e risponde alle accuse di 'fake news', riaprendo il dibattito su verifiche e memoria delle vittime.
L'ambasciatore israeliano in Italia, Jonathan Peled, ha pubblicato su X fotografie che mostrano corpi di bambini carbonizzati attribuiti agli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023 e ha contestato chi definisce quelle vicende "fake news". Nel post Peled ha scritto che si tratta di testimonianze fotografiche rese pubbliche già all'indomani del massacro e ha invitato a non violare la memoria delle vittime.
Peled ha accompagnato le immagini con un richiamo ai numeri e al contesto del 7 ottobre: si fa riferimento a almeno 1.200 civili uccisi durante gli attacchi. Nello stesso post l'ambasciatore ha condiviso un estratto di una puntata di "Piazza Pulita" in cui il giornalista Francesco Giubilei parlava dei "bambini bruciati da Hamas" e il conduttore Corrado Formigli lo ha interrotto dicendo: "Questa, al momento, è una fake news". Peled ha replicato definendo ripugnante la negazione dei dati di fatto.
Contesto e contestazioni
Le immagini pubblicate da Peled sono state descritte come terribili e prodotte con l'intento di confutare le accuse di invenzione o esagerazione. Il caso riaccende il dibattito sul bisogno di verifiche indipendenti e sulla responsabilità dei media nel maneggiare prove fotografiche sensibili: da una parte la necessità di documentare crimini di guerra, dall'altra il dovere di accertare autenticità e rispetto per le vittime.
Il confronto mediatico evocato dal post mette al centro anche la questione dell'etica informativa: chi pubblica immagini così graphiche deve bilanciare l'interesse pubblico con il rischio di cause di disinformazione e di ulteriori sofferenze per i familiari delle vittime. Al momento del post non sono state indicate nel messaggio di Peled verifiche forensi pubbliche contenute a corredo delle fotografie condivise.
Le reazioni attese riguardano richieste di chiarimenti e verifiche da parte di giornalisti, istituzioni e, potenzialmente, autorità investigative. La vicenda rimane un elemento di forte impatto nella narrazione del conflitto e richiama la necessità di trasparenza sulle fonti e sulle procedure di autenticazione delle prove fotografiche.
La segnalazione dell'ambasciatore è ripresa dall'Agenzia Dire e riapre un dibattito che coinvolge memoria, responsabilità giornalistica e l'accertamento dei fatti in un contesto di conflitto internazionale.
Fact Check
Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.
Fonte:
Verificato il: 09 ottobre 2026