Pensioni: dal 2027 età più alta e assegni più leggeri, ecco perché conviene lavorare più a lungo

Dal 1° gennaio 2027 entra la revisione biennale dei coefficienti: a parità di contributi l'assegno cala, ma posticipare l'uscita aumenta la quota.

A cura di Redazione Redazione
21 ottobre 2026 11:04
Notizia verificata · Fonte: dire.it · Vedi fonti
Pensioni: dal 2027 età più alta e assegni più leggeri, ecco perché conviene lavorare più a lungo -
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Dall'1° gennaio 2027 entrerà in vigore la modifica biennale dei coefficienti di trasformazione del montante contributivo, con effetti immediati sull'età pensionabile e sull'importo degli assegni. In pratica, chi andrà in pensione nei prossimi anni dovrà attendere qualche mese in più e — a parità di contributi versati — vedrà assegni mediamente più bassi.

Come funziona il meccanismo

Nel sistema contributivo il lavoratore accumula un capitale chiamato montante contributivo, costituito dalla somma dei versamenti rivalutati. Al momento del pensionamento questo montante viene trasformato in una rendita annua tramite un coefficiente di trasformazione: più alta è la speranza di vita, più basso diventa il coefficiente perché lo stesso capitale deve coprire un numero maggiore di anni di pensione.

I numeri pubblicati dal Ministero del Lavoro mostrano già l'effetto: per chi andrà in pensione a 67 anni il coefficiente scenderà dal 5,608% al 5,514%; per la pensione anticipata a 64 anni il coefficiente sarà 5,009%; per chi posticipa l'uscita a 71 anni il coefficiente sale fino al 6,382%. Questi valori spiegano perché, a parità di montante, un'uscita più tardiva corrisponde a un assegno più elevato.

Requisiti anagrafici e contributivi 2027-2031

Secondo il report della Ragioneria generale dello Stato, cambieranno anche i requisiti per il diritto alla pensione. Nel 2027 la pensione di vecchiaia sarà raggiungibile con 67 anni e 1 mese, nel 2028 con 67 anni e 3 mesi, nel 2029 con 67 anni e 6 mesi e nel 2031 con 67 anni e 8 mesi. Sul fronte della pensione anticipata, il requisito contributivo sarà di 42 anni e 11 mesi nel 2027, 43 anni e 1 mese nel 2028, 43 anni e 4 mesi nel 2029 e 43 anni e 6 mesi nel 2031 (con una riduzione di un anno per le donne in alcuni casi previsti dalle tabelle).

Va sottolineato che continueranno a sussistere eccezioni per le categorie impiegate in attività usuranti, per le quali restano regole specifiche e spesso requisiti più favorevoli rispetto alla generalità dei lavoratori.

L'effetto pratico di questi adeguamenti è che, a parità di contributi versati, l'assegno tende a ridursi nel tempo se la speranza di vita aumenta; di contro, posticipare l'uscita consente di beneficiare di coefficienti più elevati e quindi di una pensione maggiore. Per questo motivo il messaggio implicito del nuovo sistema è che conviene lavorare più a lungo per massimizzare la rendita futura.

Le novità hanno ricadute concrete su chi è vicino alla pensione: incrementi anche di pochi mesi nell'età richiesta possono cambiare la decisione di uscita dal lavoro e incidere sul reddito di lungo periodo. Sindacati, esperti di previdenza e aziende stanno già valutando l'impatto sulle pensioni in uscita e su pacchetti di incentivi o misure di accompagnamento.

Per i lavoratori la raccomandazione condivisa dagli operatori del settore è di verificare la propria posizione contributiva e informarsi presso INPS, consulenti previdenziali o rappresentanze sindacali per comprendere come i nuovi coefficienti e i requisiti incideranno sul singolo caso. I calcoli individuali dipendono dal montante accumulato, dall'età di uscita scelta e dalla carriera contributiva.

Fonti: tabelle e report della Ragioneria generale dello Stato e comunicati del Ministero del Lavoro; notizia originariamente pubblicata da Agenzia Dire.

Fact Check

Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.

Fonte:

Verificato il: 21 ottobre 2026

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