Scontro Vannacci–Cerno: il Cda Rai definisce «inaccettabili» le frasi sui ‘gusti invertiti’, Vannacci replica «Rai ipocrita»
Botta e risposta tra l'ex generale e il direttore de Il Giornale: la Rai interviene per difendere Cerno, Vannacci accusa il servizio pubblico di ipocrisia.
Il Consiglio di amministrazione della Rai ha giudicato "inaccettabili" le esternazioni di Roberto Vannacci contro Tommaso Cerno, innescando un nuovo round della polemica politica e mediatica scoppiata il 6 ottobre 2026. La vicenda riguarda frasi considerate offensive e discriminanti sull'orientamento sessuale del giornalista e conduttore del programma di Rai2 "2diPicche".
Vannacci, leader di Futuro Nazionale ed ex generale, si era inserito nella discussione pubblica sulla lunghezza delle gonne, sollevata da Antonio Tajani, e ha poi attaccato Cerno parlando di persone che «dichiarano di avere una preferenza erotica per i maschietti» e definendole dai toni riportati come aventi «gusti invertiti». La frase che ha acceso lo scontro è: "Non so se chi ha gusti invertiti abbia il patentino per sparare corbellerie...", citata dal Cda Rai come esempio di linguaggio discriminatorio.
Tommaso Cerno ha risposto in video e sui social con un attacco che sposta il confronto sul piano politico: ha accusato Vannacci di esprimere frasi simili a quelle degli islamisti e di schierarsi «con la sinistra», arrivando a evocare immagini forti durante la replica. Il post dell'8 ottobre 2026 che riporta la frase «Il generale invertito che sta con gli islamisti e con la sinistra» è stato rilanciato pubblicamente dal giornalista.
In una nota ufficiale il Cda Rai ha dichiarato che «parlare di ‘gusti invertiti’ è un’espressione offensiva e discriminatoria, che non può trovare spazio in un confronto civile e istituzionale». Il consiglio ha sottolineato il principio che nel servizio pubblico si possono contestare le idee ma non si può utilizzare l'orientamento sessuale per delegittimare una persona o il suo ruolo professionale.
Vannacci non si è fermato e ha replicato accusando la Rai di ipocrisia: «L'ipocrisia borghese e bacchettona ieri condannava il diverso, oggi discrimina la normalità», ha detto, invitando il servizio pubblico a consultare i suoi social per un "nuovo dizionario". Il leader politico ha quindi trasformato la vicenda in un attacco più ampio al perbenismo culturale.
Il caso mette in evidenza il conflitto tra libertà di espressione, critica politica e il principio di non discriminazione che le istituzioni di servizio pubblico sono chiamate a tutelare. Al momento non risultano iniziative giudiziarie o procedurali oltre la presa di posizione formale del Cda; resta da vedere se il confronto proseguirà in altre sedi o avrà riflessi sulle trasmissioni coinvolte.
Contesto: la disputa è nata in un quadro di polemiche cultural-politiche recenti sulla questione di genere e sul ruolo dei media, e coinvolge figure note del panorama politico e giornalistico italiano. Le parti hanno usato i rispettivi canali social e istituzionali per replicare, contribuendo all'amplificazione mediatica del caso.
Fact Check
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Fonte:
Verificato il: 06 ottobre 2026