Cgia: gli autonomi oltre il doppio a rischio povertà rispetto ai dipendenti, la flat tax è «una bolla di sapone»
Report Cgia (dati 2025): il 18,8% degli autonomi è a rischio povertà, il Sud è il più colpito; impatto della flat tax sulla manovra giudicato marginale.
La quota di lavoratori autonomi a rischio povertà è più che doppia rispetto ai dipendenti: il 18,8% contro il 7,9%, con punte al 31,6% per le partite Iva nel Mezzogiorno rispetto al 15,1% dei salariati. Questi sono i numeri centrali del report dell'Ufficio studi della Cgia di Mestre, elaborato sui dati 2025, che mette in luce una forte vulnerabilità economica tra chi lavora in proprio.
Secondo la Cgia, i quasi 4 milioni di titolari di partita Iva che hanno presentato la dichiarazione dei redditi costituiscono «i veri precari» del mercato del lavoro italiano: se da un lato flessibilità e indipendenza sono aspetti positivi, dall'altro la carenza di tutele sociali fondamentali espone questi lavoratori a rischi sistemici. A differenza dei subordinati, molti autonomi non hanno diritto a malattia retribuita, ferie pagate, Tfr, tredicesima, né a strumenti come la cassa integrazione o la Naspi; in caso di cessazione dell'attività rimane una misura residuale, l'Iscro, ritenuta dalla Cgia di scarsa efficacia e copertura.
La Cgia lancia un appello per una riforma organica del welfare che estenda sostegni e diritti anche a chi opera in proprio, sottolineando che l'assenza di ammortizzatori amplifica la fragilità economica soprattutto nei periodi di crisi. Per la stessa ragione, il rapporto evidenzia come il reddito medio degli autonomi in regime forfettario sia basso: 17.180 euro netti annui.
La flat tax: una "bolla di sapone"
Sull'innalzamento della soglia del regime forfettario da 85mila a 100mila euro previsto nella legge di Bilancio 2027, la Cgia è netta: si tratta di una "bolla di sapone". La Relazione tecnica stima un costo di 260 milioni di euro l'anno, vale a dire appena l'1% del valore complessivo della manovra: un impatto ritenuto marginale dall'Ufficio studi.
Anche la platea interessata sarebbe limitata: l'estensione coinvolgerebbe circa 41 mila contribuenti aggiuntivi, portando a un incremento di appena il 2% sul totale degli attuali 1,99 milioni di forfettari. La Cgia ricorda inoltre che l'82% dei titolari in regime agevolato dichiara ricavi inferiori a 50mila euro, condizionando ulteriormente l'efficacia redistributiva di una misura del genere.
Profilo e distribuzione dei forfettari
La popolazione dei forfettari sfiora i due milioni di persone, concentrata soprattutto nei servizi e caratterizzata da redditi bassi e da una forte presenza di soggetti giovani. I settori più rappresentati sono la sanità privata (psicologi, medici, fisioterapisti, paramedici) con il 10,3% delle libere professioni, seguiti dall'area tecnico-edilizia, gli studi legali e i consulenti aziendali.
Sul piano territoriale la Lombardia è la regione con il maggior numero di forfettari (circa 356.500), seguita da Lazio (oltre 231mila) e Campania (più di 177mila). La classifica dei redditi medi vede al vertice la Provincia Autonoma di Bolzano (20.450 euro), seguita da Trento (19.280 euro) e dalla Lombardia (19.260 euro); in coda la Calabria con 14.070 euro medi dichiarati.
La Cgia commenta inoltre l'acceso dibattito politico sulla misura, osservando che, dati alla mano, l'opposizione ha acceso la polemica su un provvedimento il cui effetto pratico per il mondo delle partite Iva risulterebbe limitato. L'Ufficio studi conclude con un richiamo alla necessità di interventi strutturali sul welfare piuttosto che a misure di portata finanziaria modesta.
Fact Check
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Verificato il: 07 novembre 2026