Dal sogno di Abramo al Patto della Mecca: la parabola geopolitica di Trump in Medio Oriente
Dagli Accordi di Abramo del 2020 al 'Patto della Mecca': come la strategia di Trump è stata erosa da guerra, alleanze regionali e nuove influenze globali.
Donald Trump vede il suo progetto di fare la storia come "grande pacificatore" del Medio Oriente seriamente compromesso: dagli Accordi di Abramo del 2020 al recente Patto della Mecca, le alleanze regionali si sono ridisegnate lasciando sul campo perdite politiche e strategiche per l'amministrazione americana.
Contesto e sviluppi recenti
Gli Accordi di Abramo, siglati ufficialmente il 13 agosto e il 15 settembre 2020 con Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Marocco e Sudan, furono presentati come la pietra miliare che avrebbe riconfigurato i rapporti arabo-israeliani. Dietro l'iniziativa c'era l'azione di Jared Kushner e la spinta della Casa Bianca di Trump; l'obiettivo dichiarato era coinvolgere anche l'Arabia Saudita guidata dal principe Mohammed bin Salman (MbS).
La rottura di questo percorso si consuma con l'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e la successiva reazione militare israeliana a Gaza. Nella narrativa prevalente in Israele è circolata l'ipotesi di un collegamento tra Hamas e l'Iran, subito indicato come soggetto che mirava a far fallire gli Accordi. Qualunque sia la verità sull'input iraniano, la guerra a Gaza ha di fatto reciso il filo che legava gli Accordi di Abramo al progetto più ampio di normalizzazione.
Le leadership arabo-sunnite non hanno mai mostrato un interesse prioritario nel creare uno Stato palestinese a fianco di Israele; storicamente la causa palestinese è stata più spesso uno strumento di legittimazione interna per autorità e regimi. Nonostante questo, la mattanza di Gaza ha costretto monarchie e governi della regione a rivedere rapporti con Tel Aviv e a "congelare" l'ordine geopolitico costruito intorno ad Abramo.
In questa cornice è emersa una nuova intesa: il cosiddetto Patto della Mecca, firmato a Riad tra Arabia Saudita, Turchia e Pakistan come accordo di mutua cooperazione militare. Il patto segnala un riposizionamento degli attori regionali e la volontà di non dipendere esclusivamente da Washington per la propria sicurezza.
La reazione di Trump è stata netta ma limitata nella sostanza: il mancato rafforzamento dello scudo antimissilistico americano verso l'Arabia Saudita, per l'intercettazione dei missili provenienti dagli Houthi, è stato interpretato come una mossa punitiva o di disapprovazione. Tuttavia, la misura ha avuto poco impatto nel riallineare le monarchie del Golfo.
Parallelamente, la strategia di Trump ha virato su un approccio più esplicitamente anti-iraniano, considerato dall'amministrazione come il principale ostacolo alla stabilità regionale. La guerra all'Iran o alle sue reti di proxy si è però rivelata un azzardo: a Teheran è cresciuta l'influenza dei Pasdaran, gli Houthi si sono rafforzati in Yemen, Hezbollah resta un attore influente in Libano, e Hamas è entrato in trattative mediate dal Qatar, diventando nuovamente un soggetto negoziale.
L'esito militare e diplomatico della strategia anti-iraniana ha avuto ricadute interne negli Stati Uniti: secondo l'analisi, la dinamica ha concorso allo tsunami elettorale che ha colpito Trump e il Partito Repubblicano. Figure come JD Vance sono già proiettate nella corsa alla successione, mentre lo stesso Trump ha riconosciuto difficoltà politiche e strategiche.
Per tentare di recuperare il progetto di pace, l'inquilino della Casa Bianca ha messo in campo l'ipotesi di scaricare l'ingrato sodale israeliano Benjamin Netanyahu e promuovere un governo di "unità sionista" guidato da Gadi Eisenkot, esclusivo dell'estrema destra di Ben-Gvir e Smotrich. Esiste inoltre il riferimento a un piano in 15 punti su Gaza promosso dal cosiddetto "Board of Peace" e sostenuto finanziariamente dal Qatar, ma il successo di tali iniziative resta incerto.
Il quadro strategico più ampio mostra come, tra isolationismo interno e la ricerca di nuove garanzie da parte degli Stati del Golfo, le capitali di Riad, Dubai, Doha e Kuwait City guardino sempre più a Pechino e ai BRICS come potenziali partner. Il ruolo emergente della Cina nel teatro afro-mediorientale rappresenta una sfida diretta all'egemonia americana tradizionale.
Lo stato attuale della parabola di Trump in Medio Oriente è quindi quello di un progetto parzialmente realizzato e profondamente incrinato: gli Accordi di Abramo restano un documento storico ma il Patto della Mecca e il ritorno di equilibri regionali autonomi indicano che la partita geopolitica è stata riaperta, con esiti incerti per la presidenza americana e per l'assetto futuro della regione.
Fact Check
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Verificato il: 06 novembre 2026