Democratici Usa puntano ad abrogare i dazi di Trump sul Canada: primo scontro sul commercio
Wyden e i democratici preparano una legge per cancellare le tariffe su Ottawa; ostacoli procedurali e rischio veto rendono la partita incerta.
Il Partito Democratico degli Stati Uniti ha avviato una conta politica per smantellare i dazi imposti dall'amministrazione Trump sul Canada, con un primo disegno di legge mirato all'abrogazione delle tariffe che hanno colpito importazioni e settori chiave. L'indiscrezione è stata rilanciata dal Wall Street Journal: l'obiettivo è sfruttare il malcontento negli Stati di confine (tra cui Michigan, Maine e Alaska) e mettere sotto pressione i repubblicani moderati.
A guidare l'iniziativa sarà il senatore Ron Wyden, che a gennaio assumerà la presidenza della Commissione Finanze del Senato; Wyden ha detto di rilevare un «sostegno schiacciante» per la cancellazione dei dazi canadesi e sarebbe già in contatto con colleghi per blindare il testo. Alla Camera la deputata del Michigan Debbie Dingell coordina l'operazione insieme a Gregory Meeks (Affari Esteri) e Richard Neal (Bilancio), con la finalità di isolare politicamente le tariffa che, secondo i promotori, fanno lievitare i prezzi.
Numeri e ostacoli procedurali
La strada parlamentare è tutt'altro che semplice: nonostante i democratici dispongano di 253 seggi alla Camera e 54 sedili al Senato, qualsiasi disegno di legge dovrà superare la soglia dei 60 voti in Senato per neutralizzare l'ostruzionismo (filibuster). Inoltre, di fronte a un probabile veto presidenziale, servirebbe una maggioranza qualificata di 67 senatori e 290 deputati per ribaltare la decisione della Casa Bianca.
I promotori confidano che l'impatto economico delle tariffe su settori strategici come l'automotive possa favorire defezioni nel fronte repubblicano, costringendo i parlamentari dei distretti industriali a scegliere tra la fedeltà al tycoon e gli interessi locali. Il piano dem appare così pensato per essere un grimaldello politico volto a incrinare la compattezza del Gop.
Obiettivo strategico: limitare i poteri commerciali dell'esecutivo
Più in generale l'iniziativa democratica punta a sottrarre all'esecutivo la facoltà di imporre dazi unilaterali delegatagli dal Congresso nel corso dei decenni. Nel mirino ci sono gli strumenti giuridici riattivati dall'amministrazione Trump: la Sezione 338 del Tariff Act del 1930 (usata per le misure contro il Canada) e la Sezione 122 del Trade Act del 1974 per dazi temporanei. L'intenzione dichiarata è impedire al presidente di imporre tariffe in modo «unilaterale e arbitrario».
L'azione è però complicata da divisioni interne al Partito Democratico: mentre molti esponenti e l'ala progressista vogliono ridurre i poteri esecutivi in materia commerciale, una parte dei dem della Rust Belt difende ancora misure protettive come la Sezione 232 (acciaio e alluminio) e la Sezione 301 (contro pratiche commerciali sleali della Cina), ritenute utili per tutela ambientale e salariale.
Rischio di escalation prima di gennaio
L'amministrazione Trump potrebbe accelerare ulteriormente prima dell'insediamento delle nuove Camere: le tariffe su merci canadesi hanno già raggiunto 20 miliardi di dollari e la Casa Bianca ha minacciato di raddoppiare i dazi sulle automobili se non verrà raggiunto un accordo entro gennaio. Parallelamente l'USTR (Ufficio del Rappresentante per il Commercio) starebbe predisponendo misure su sovraccapacità produttiva cinese e altri 15 Paesi, mentre il Dipartimento del Commercio valuta dazi di sicurezza nazionale su robot industriali e dispositivi medici.
La combinazione di tempistica politica, vincoli numerici e differenze interne rende la partita sui dazi una delle prime grandi tensioni istituzionali della nuova legislatura: i democratici puntano a trasformare il caso canadese in un banco di prova per ridisegnare i poteri commerciali dell'esecutivo, ma lo scontro con la Casa Bianca e l'incertezza dei numeri lasciano la prospettiva aperta a scenari di breve e medio periodo.
Fact Check
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Verificato il: 06 novembre 2026