Elezioni in Israele: Liberman frena su Eisenkot, stallo su consultazioni e presidenza della Knesset
Dopo l'incontro tra Avigdor Liberman e Gadi Eisenkot nessun impegno formale: bloccati incarichi chiave e negoziati di coalizione.
Il leader di Yisrael Beytenu, Avigdor Liberman, ha incontrato l'ex capo di stato maggiore Gadi Eisenkot ma si è rifiutato di raccomandarne ufficialmente la nomina al presidente Isaac Herzog, determinando uno stallo nelle consultazioni post-elettorali. La decisione complica la formazione di un governo dopo elezioni concluse senza una maggioranza netta.
Secondo quanto riportato da Times of Israel, rilanciando fonti dell'emittente pubblica Kan e del portale Ynet, i colloqui tra i leader politici proseguono ma senza intese definitive: nessuno schieramento ha ancora la maggioranza parlamentare e la partita si gioca su nomi e condizioni per alleanze di governo.
Dettagli dei colloqui
Nel faccia a faccia di sabato Liberman non ha concesso il proprio appoggio a Eisenkot. Il partito di Eisenkot, Yashar, esce dalle urne con 21 seggi e guida il cosiddetto "blocco del cambiamento", mentre la formazione di Liberman vale 7 seggi. Altri attori citati nelle trattative sono Naftali Bennett, accreditato di 12 seggi, e i Democratici guidati da Yair Golan con 8 seggi; anche Yair Lapid è stato ricevuto da Liberman nei giorni successivi.
Liberman ha mosso rilievi critici alla campagna condotta da Eisenkot sostenendo che l'ipotesi di un governo di minoranza con supporto esterno dei partiti arabi abbia penalizzato il blocco alle urne. La sua linea resta ferma: indisponibilità a siedere in un esecutivo che includa formazioni arabe e al contempo rifiuto di collaborare con Benjamin Netanyahu.
Presidenza della Knesset e assetti parlamentari
Sul piano istituzionale Liberman reclama per il suo partito la presidenza della Knesset, proponendo il deputato Oded Forer come candidato. La candidatura di Forer incontra però la probabile contrarietà dei parlamentari arabi, complicando ulteriormente la possibilità di sostituire l'attuale presidente, l'esponente del Likud Amir Ohana.
Il blocco di Eisenkot prevedeva la destituzione rapida di Ohana come passaggio propedeutico all'avvio dei lavori parlamentari su due priorità: l'istituzione di una commissione d'inchiesta sui fallimenti legati all'attacco del 7 ottobre 2023 e l'elezione del nuovo Revisore dei Conti dello Stato, incarico attualmente vacante dopo l'annullamento da parte dell'Alta Corte della nomina dell'avvocato personale del premier.
Da parte sua il Likud ha avvertito che non aprirà colloqui per un governo di unità nazionale qualora Ohana venga destituito o si tenti di farlo decadere. Fonti vicine a Eisenkot assicurano che il percorso per sostituire Ohana proseguirà e che l'ingresso in una coalizione guidata da Netanyahu resta escluso; il capogruppo uscente Ofir Katz ha inoltre scartato ipotesi di accordi basati sulla rotazione della carica di primo ministro.
Reazioni internazionali e sicurezza
Sullo sfondo sono arrivate osservazioni dall'ambasciatore statunitense in Israele Mike Huckabee, che ha espresso riserve sulla presenza in maggioranza di deputati arabi che non abbiano condannato i massacri del 7 ottobre. Huckabee ha anche citato l'esistenza di un'indagine formale dello Shin Bet su presunte interferenze esterne nella consultazione elettorale, indagine i cui esiti sono per ora riservati.
La situazione politica resta quindi in bilico: lo stallo su nomine chiave e la riluttanza di attori decisivi come Liberman a formalizzare appoggi rendono incerta la tempestiva formazione di un governo, aumentando il rischio di prolungati negoziati e manovre parlamentari nei prossimi giorni. Sul tavolo restano decisioni su cariche istituzionali e su come affrontare le richieste di inchiesta pubblica, con ripercussioni immediate sulla dinamica delle consultazioni e della possibile coalizione di governo.
Fact Check
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Verificato il: 02 novembre 2026