Livolsi: cambiamento dei motori di crescita, il governo deve aggiornare le priorità
Confindustria segnala 10 settori in crescita e 12 in contrazione: Livolsi chiede politiche che colleghino industria, tecnologia e territori.
Roma. Il Centro Studi Confindustria registra dieci settori manifatturieri in crescita e dodici in contrazione, in un quadro che il professor Ubaldo Livolsi definisce di crescita disomogenea. Alla base delle previsioni di Pil (+1% nel 2026, +0,6% nel 2027) si nasconde infatti un sistema produttivo che procede a velocità molto diverse: alcuni comparti emergono grazie alle nuove tecnologie e alla domanda internazionale, mentre molte specializzazioni del Made in Italy attraversano una fase difficile. Per Livolsi è urgente che il governo aggiorni le sue priorità politiche per accompagnare questa trasformazione.
Aumento della spesa militare
Un elemento chiave del nuovo contesto è l'incremento della spesa militare europea, che può generare opportunità per l'aerospazio, la meccanica, l'elettronica e la componentistica. Livolsi sottolinea che la domanda non riguarda solo i grandi gruppi, ma anche le piccole e medie imprese che possono inserirsi nelle filiere di fornitura. Tuttavia, avverte, la vera efficacia di questi investimenti dipenderà dalla capacità di trasformare commesse pubbliche in competenze trasferibili e in innovazioni spendibili anche in altri settori.
La riflessione prosegue sul rapporto sempre più stretto tra industria e servizi: macchine complesse incorporano oggi software, analisi dei dati e servizi di manutenzione predittiva. Il valore competitivo nasce tanto dalla produzione materiale quanto dalle attività di assistenza tecnologica che la accompagnano. In questo processo l'intelligenza artificiale può fungere da acceleratore, ma pone anche questioni su rischi e governance della trasformazione industriale.
Il turismo
Il settore turistico mostra dinamiche differenti a seconda dei territori: nelle aree interne può diventare leva per contrastare lo spopolamento e generare nuove attività economiche; nelle grandi città, invece, una crescita dei flussi non supportata da politiche abitative e infrastrutturali adeguate rischia di aumentare i costi e di rendere più difficile attrarre forza lavoro. Livolsi cita Milano come esempio, dove l'elevato costo degli alloggi complica la vita a molti lavoratori, anche in servizi essenziali.
Favorire i collegamenti tra attività diverse
Per Livolsi la tradizionale dicotomia Nord-Sud non basta più a spiegare le differenze di sviluppo: all'interno delle stesse regioni convivono territori dinamici inseriti in filiere innovative e aree che faticano a riorientarsi. La proposta centrale è che la politica industriale non individui dall'alto pochi settori vincenti, ma favorisca i collegamenti tra attività diverse: la meccanica con l'automazione, l'elettronica con le esigenze della difesa, i servizi tecnologici con la manifattura e il turismo con lo sviluppo territoriale.
L'Italia, ricorda Livolsi, ha costruito il suo successo sulla specializzazione e sulla capacità di adattamento delle imprese. Nei prossimi anni questa capacità dovrà estendersi all'intero sistema produttivo: non è sufficiente avere alcuni settori in crescita se il resto dell'economia non riesce a beneficiarne. "Non basta individuare i nuovi motori dello sviluppo, bisogna fare in modo che riescano a trainare anche gli altri", conclude il professore.
Fact Check
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Verificato il: 04 novembre 2026