300 manifestanti a Bologna | La verità su Gaza che non ti aspetti!
Oltre 300 manifestanti in piazza a Bologna contro i raid di Israele. La rabbia esplode: pulizia etnica e più dure risposte in arrivo! ✊🌍🕊️

Gaza, a Bologna un sit-in contro i raid di Israele: “È pulizia etnica”
BOLOGNA – “Israele assassino, è pulizia etnica”. Queste sono le parole cariche di emozione e indignazione che hanno risuonato in piazza Nettuno, dove oltre 300 persone si sono riunite per manifestare contro i recenti bombardamenti israeliani in Palestina. Un raid che ha provocato un elevato numero di vittime, con oltre 400 morti registrati e la preoccupazione che il numero possa essere significativamente più alto. La manifestazione segna simbolicamente la fine di una tregua precaria nella striscia di Gaza.
L’evento è stato convocato dai Giovani palestinesi, un gruppo che ha voluto esprimere la propria protesta contro la violenza e l’ingiustizia subita dal popolo palestinese. Non solo giovani attivisti, ma anche una delegazione di Amnesty International e rappresentanti di sindacati di base hanno preso parte al sit-in, manifestando così un’ampia solidarietà alla causa.
Uno degli interventi più significativi è stato quello di Patrick Zaki, il noto attivista e studente egiziano, che ha utilizzato il suo profilo social per esprimere forte critica all’operato di Israele. “Scendiamo in piazza e portiamo la rabbia per le strade di questa città. Finché questo Paese collaborerà col sionismo la risposta sarà sempre più dura”, ha dichiarato Zaki, sottolineando l’urgenza e la gravità della situazione attuale.
L’atmosfera in piazza era carica di emozione e determinazione, con i manifestanti che urlavano slogan contro l’operato dello Stato israeliano. La folla ha mostrato al mondo la propria indignazione e ha chiesto un’azione immediata per fermare le violenze e garantire un futuro di pace e giustizia per il popolo palestinese.
La manifestazione di Bologna è solo uno dei tanti esempi di come la crisi in Medio Oriente continui a suscitare forti reazioni in tutto il mondo, con persone unite dalla speranza di un cambiamento e dalla richiesta di diritti per tutti. La settimana scorsa, la ripresa dei bombardamenti ha riaperto vecchie ferite e ha riacceso i toni di un conflitto che sembra non avere fine.