Greenpeace e WWF uniti in battaglia legale | Il Ponte sullo Stretto potrebbe costarci caro!
Greenpeace, Legambiente, Lipu e WWF lanciano azioni legali per fermare il controverso Ponte sullo Stretto, minaccia per l'ambiente e le finanze pubbliche 🌍⚖️.

Greenpeace, Legambiente, Lipu e WWF in azione legale contro il Ponte sullo Stretto di Messina
ROMA – Greenpeace Italia, insieme a Legambiente, Lipu e WWF, avvia un’importante battaglia legale per fermare il controverso progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, già discusso e accantonato in passato. Le organizzazioni ambientaliste hanno annunciato un triplice attacco giuridico, che include un ricorso al TAR, una diffida al CIPESS e un reclamo alla Commissione Europea. La loro posizione è chiara: l’opera rappresenta un grave rischio per l’ambiente e le già precarissime finanze pubbliche italiane.
Dal suo primo annuncio nel 2003, il progetto ha suscitato polemiche e preoccupazioni, tanto da essere bloccato dal governo Monti per ragioni tecniche ed economiche. Tuttavia, la recente decisione del governo Meloni di riprendere in considerazione il progetto ha riacceso il dibattito. Le associazioni ambientaliste denunciano un approccio miope nei confronti di un’infrastruttura che non tiene conto dei molteplici rischi e delle alternative percorribili.
I costi, già elevati, continuano a lievitare, superando ora i 14 miliardi di euro, senza un’adeguata analisi dei benefici previsti. L’impatto ambientale del Ponte è, secondo gli attivisti, innegabile e documentato. "Questo progetto incide in modo negativo sui siti della rete Natura 2000", affermano, evidenziando che la costruzione del Ponte potrebbe causare la morte di migliaia di uccelli migratori e la distruzione degli habitat, cruciali per la biodiversità.
Oltre ai danni ambientali, le associazioni sottolineano che non è mai stata dimostrata la reale necessità dell’opera rispetto ai benefici socioeconomici attesi. Infatti, non è stata fornita alcuna prova che i vantaggi della costruzione del Ponte possano compensare i danni inflitti all’ecosistema e alla qualità di vita delle persone.
Con il decreto-legge 35/2023, il governo italiano ha dato il via libera al riavvio delle attività necessarie alla realizzazione del Ponte, adottando un procedimento autorizzativo speciale che ha sollevato ulteriori preoccupazioni tra le ONG. "Si tratta di una scelta che ignora le normative comunitarie e i principi di precauzione fondamentali per le valutazioni ambientali", affermano le associazioni, chiedendo una maggiore attenzione alla sostenibilità e al rispetto dell’ambiente.
Per quanto riguarda le azioni legali, il ricorso al TAR presentato da Legambiente, Lipu e WWF è focalizzato sull’annullamento del parere positivo della Commissione tecnica Via-Vas, che secondo gli ambientalisti contiene gravi carenze analitiche. Le prestazioni del piano di monitoraggio ambientale e la valutazione d’incidenza negativa su aree protette sono espressamente contestate, evidenziando una mancanza di considerazione per gli impatti reali che l’infrastruttura comporterebbe.
La battaglia legale è solo l’ultima sfida di un lungo percorso che le associazioni ambientaliste hanno intrapreso per tutelare la biodiversità e promuovere un futuro più sostenibile. Con l’appello alla comunità europea e le azioni in sede giurisdizionale, Greenpeace, Legambiente, Lipu e WWF sperano di ottenere non solo un risultato immediato contro il progetto del Ponte, ma anche di sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo all’importanza di proteggere l’ambiente.