L’infermiere lascia Bologna per tornare al Sud | Un gesto disperato o una scelta sensata?

Infermiere a Bologna lascia tutto per tornare al Sud. Aggressioni, affitti alti e stress lo spingono verso il privato. Scopri la sua storia ❤️🏥✨

A cura di Redazione
03 aprile 2025 14:18
L’infermiere lascia Bologna per tornare al Sud | Un gesto disperato o una scelta sensata? -
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Aggressioni al Pronto Soccorso e Caro Affitti: L’Infermiere Pavels Krivols Abbandona Bologna per Tornare al Sud

BOLOGNA – Pavels Krivols, 35 anni, infermiere al Pronto Soccorso dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna, ha annunciato la sua decisione di lasciare la città per tornare a Reggio Calabria, lasciando dietro di sé non solo un lavoro ma anche un sogno professionale. Nonostante un contratto a tempo indeterminato e uno stipendio di quasi 2.000 euro al mese, la vita in Emilia-Romagna si è rivelata insostenibile. Condivide una stanza con altri tre colleghi e vive costantemente con l’ansia dei conti da pagare.

“Nei ultimi tre mesi, altri sei colleghi hanno abbandonato il Pronto Soccorso,” racconta Pavels nel corso di un’intervista. Il clima di tensione e le aggressioni quotidiane, tra minacce di morte e comportamenti violenti da parte dei pazienti, hanno contribuito a rendere il suo lavoro sempre più insostenibile. “Il lavoro nell’emergenza non è valorizzato,” afferma con rassegnazione.

Il costo della vita a Bologna è un altro fattore determinante. Pavels spiega che, nonostante guadagni un salario dignitoso, gli affitti alle stelle della città lo costringono a vivere in condizioni difficili. “Non è più garantito il diritto all’abitazione a Bologna. Guadagno quasi 2.000 euro, ma una città che ti porta via quasi 1.000 euro di affitto non è sostenibile.” È convinto che non sia dignitoso continuare a vivere in un appartamento condiviso a 35 anni.

Dopo aver inizialmente scelto Bologna per l’opportunità di lavorare in un’azienda sanitaria di prestigio, Pavels ha deciso di tornare a casa, dove la vita è economicamente più sostenibile. Racconta di amici con figli che si trasferiscono in città per lavorare come infermieri, solo per poi tornare indietro a causa dei costi non sostenibili.

“La mia decisione è stata difficile, perché amo il mio lavoro,” ammette. La passione per il Pronto Soccorso è reale, ma le sfide quotidiane sono enormi. “La maggior parte delle aziende sanitarie non guadagna con l’emergenza, ma i costi da sostenere sono solo in aumento. Gli infermieri restano per passione, ma guadagnano quanto un collega di laboratorio.”

In cerca di migliori condizioni, Pavels ha deciso di passare al settore privato, dove gli stipendi possono arrivare a 30 euro l’ora. Per lui e molti altri professionisti, la garanzia di un posto fisso nel pubblico non è più un obiettivo ambito, soprattutto quando non permette nemmeno di coprire le spese di affitto.

“Ogni giorno nel Pronto Soccorso affrontiamo aggressioni fisiche e verbali,” spiega. Le esperienze di paura e disagio, specialmente per le colleghe donne, sono all’ordine del giorno. Questo contesto pesante ha spinto Pavels a rivalutare il proprio futuro.

La sua storia è emblematicamente rappresentativa di una crisi che colpisce non solo Bologna, ma molte città italiane, dove il costo della vita e le condizioni di lavoro spingono i professionisti della salute a cercare alternative altrove. In questa situazione, il bisogno di riconoscimento e il desiderio di un ambiente di lavoro dignitoso diventano cruciali per mantenere viva la passione per una professione così fondamentale.

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