Myanmar in crisi profonda | La giunta militare ignora il disastro umanitario e continua gli attacchi aerei
Myanmar vive una nuova tragedia: oltre 2.000 vittime e aiuti bloccati dalla giunta militare che continua a bombardare i sopravvissuti. 💔🚨

Myanmar sotto il colpo di due calamità: un terremoto naturale e una crisi umana
ROMA – La situazione in Myanmar è drammatica: oltre 2.000 vittime accertate, ma le stime potrebbero salire a 10.000. A questo si aggiunge l’immane distruzione delle infrastrutture e comunità completamente in ginocchio. Tuttavia, mentre il paese affronta le conseguenze di un devastante terremoto, si sta manifestando un disastro umano senza precedenti: la giunta militare, al potere dal colpo di stato del 2021, è accusata di bloccare gli aiuti umanitari e di continuare a bombardare i sopravvissuti.
Fonti mediche e organizzazioni internazionali segnalano come i medici locali, nel tentativo di ricevere il supporto necessario, ricevano solo una frazione delle risorse promesse. Queste scorte di aiuti finiscono spesso nel mercato nero, aggravando ulteriormente la crisi. In molte aree del paese, l’accesso a questi aiuti è reso impossibile da cavilli burocratici e permessi negati, ritardi che si fanno particolarmente pesanti in una situazione di emergenza.
Dopo il colpo di stato, il Myanmar è sprofondato in una guerra civile, con l’esercito che combatte contro la resistenza armata di gruppi etnici e forze democratiche. Attualmente, la giunta controlla meno del 30% del territorio nazionale, ma mantiene un controllo autoritario sulle principali città. L’ombra della repressione rimane lunga anche di fronte a un disastro naturale: l’Unione Nazionale Karen, un’importante forza ribelle, ha denunciato bombardamenti nei villaggi, ignorando i gravi bisogni umanitari della popolazione.
Le Nazioni Unite hanno confermato segnalazioni di continui aiuti bloccati e attacchi aerei in aree già segnate dal sisma. Tom Andrews, relatore speciale dell’ONU per il Myanmar, ha affermato che "anziché concentrarsi sul salvare vite umane, la giunta ne sta prendendo altre." In aggiunta, Bryony Lau di Human Rights Watch ha descritto come “terrificante” l’atteggiamento della giunta militare, esigendo un accesso umanitario immediato.
Le reazioni internazionali non sono tardate ad arrivare. Gli Stati Uniti, ad esempio, hanno ricordato i tragici eventi del ciclone Nargis nel 2008, quando l’esercito rifiutò l’assistenza internazionale, risultando in centinaia di migliaia di morti. Questa stessa strategia, secondo l’ex ambasciatore statunitense Scot Marciel, si sta ripetendo oggi: "La loro storia dimostra che sono disposti a stare a guardare mentre la gente soffre, piuttosto che rischiare di perdere il potere."
La comunità internazionale è chiamata a rispondere a questa emergenza umanitaria, mentre il popolo birmano continua a lottare non solo contro il dramma provocato dalla natura, ma anche contro la ferrea repressione di un regime che si mostra sempre più lontano dalla ricerca del bene collettivo.