Chiara Ferragni, oggi sentenza su Pandoro gate: "Sono fiduciosa"
(Adnkronos) - Ultimo atto per il processo a Chiara Ferragni. Nella giornata di oggi, mercoledì 14 gennaio, è atteso il verdetto del procedimento con rito abbreviato che la vede imputata a Milano per truffa aggravata (dall'uso del mezzo
(Adnkronos) - Ultimo atto per il processo a Chiara Ferragni. Nella giornata di oggi, mercoledì 14 gennaio, è atteso il verdetto del procedimento con rito abbreviato che la vede imputata a Milano per truffa aggravata (dall'uso del mezzo informatico) in relazione alle operazioni commerciali 'Pandoro Balocco Pink Christmas' (Natale 2022) e 'Uova di Pasqua Chiara Ferragni - sosteniamo i Bambini delle Fate' (Pasqua 2021 e 2022)'. "Sono tranquilla e fiduciosa" pronuncia l'influencer mentre, accerchiata da cronisti anche stranieri e telecamere, raggiunge l'aula presieduta dal giudice Ilio Mannucci Pacini.
Per l'influencer la Procura, rappresentata dai pubblici ministeri Eugenio Fusco e Cristian Barilli, ha chiesto una condanna a un anno e otto mesi, stessa richiesta per l’ex braccio destro Fabio Maria Damato, mentre per il presidente del cda di Cerealitalia, Francesco Cannillo, la pubblica accusa ha chiesto un anno. Per la Procura al centro del processo c’è una truffa "diffusa" in cui l'influencer da 28 milioni di follower ha un "ruolo prominente" e per questo non è meritevole di attenuanti. Gli accordi tra le società e in particolare le mail agli atti evidenziano, per chi accusa, come l'ultima parola fosse lasciata alla 38enne e al suo ex braccio destro. Per i pubblici ministeri, l'imprenditrice avrebbe ingannato i consumatori e avrebbe ottenuto, tramite le due campagne commerciali, un ingiusto profitto di circa 2,2 milioni di euro, oltre che benefici incalcolabili dal ritorno di immagine.
In particolare, l'operazione 'Balocco' avrebbe indotto "in errore un numero imprecisato di acquirenti" convinti che con il proprio acquisto Pink (al prezzo di 9,37 euro invece di 3,68) avrebbero finanziato la raccolta fondi a favore dell'ospedale Regina Margherita di Torino. Dall'accordo, invece, le società Ferragni hanno incassato poco più di un milione per pubblicizzare via Instagram l'iniziativa benefica per la quale la società Balocco aveva destinato 50mila euro a favore dell'ospedale, indipendentemente dalle vendite. Un presunto "errore di comunicazione" che si sarebbe verificato anche nel secondo caso contestato.
E' in quel rapporto di fiducia tra l’influencer e il seguace (o follower) che si innesta, per i pm, l'aggravante della minorata difesa in relazione alla truffa. Chi compra, spesso nei negozi della grande distribuzione organizzata, si fida dell'imprenditrice digitale e quella che va in scena è "una truffa contrattuale a carattere diffuso" dove l'acquirente "è diffuso e polverizzato" geograficamente e spesso è anche minorenne visto il seguito social.
Un’idea da sempre respinta dall’imputata - assistita dagli avvocati Giuseppe Iannaccone e Marcello Bana -, la quale continua a dirsi fiduciosa. "Tutto quello che abbiamo fatto lo abbiamo fatto in buona fede, nessuno di noi ha lucrato” le parole pronunciate davanti al giudice Mannucci Pacini nelle dichiarazioni spontanee rese lo scorso 25 novembre.
In aula ha snocciolato le numerose attività benefiche che l'hanno vista protagonista nel corso degli anni, tra cui il cachet devoluto in beneficenza (alla lotta contro la violenza sulle donne) a Sanremo. E ha già risarcito i consumatori che si sono sentiti presi in giro (unica parte civile è l'associazione 'Casa del consumatore'). Se dovesse cadere l’aggravante della truffa vista l’assenza di querele, Chiara Ferragni verrebbe assolta per improcedibilità.