Dalle supercar ai supercomputer: l’Emilia-Romagna dei prossimi 10 anni. Parla il vicepresidente Vincenzo Colla
(Adnkronos) - È un uomo pragmatico Vincenzo Colla, vicepresidente dell'Emilia-Romagna. Lascia poco spazio ai fronzoli e va diretto al punto, anche quando si tratta di provvedimenti impopolari. Il sistema Emilia-Romagna era necessario reg
(Adnkronos) - È un uomo pragmatico Vincenzo Colla, vicepresidente dell'Emilia-Romagna. Lascia poco spazio ai fronzoli e va diretto al punto, anche quando si tratta di provvedimenti impopolari. Il sistema Emilia-Romagna era necessario reggesse e quindi la Giunta regionale ha aumentato le tasse. "L'abbiamo spiegato, abbiamo fatto partecipare e l'abbiamo fatto". Ha chiaro su cosa puntare: sanità, innovazione, sviluppo tecnologico e coinvolgimento popolare. Una politica dal basso a misura di cittadino.
È passato più di un anno dall’elezione della nuova Giunta. A che punto sono i lavori, Quali obiettivi vi ponete e cosa avete già portato a casa?
La priorità era far reggere il sistema sanitario che non è autosufficiente. Quindi abbiamo fatto un provvedimento non popolare: abbiamo aumentato le tasse. L'abbiamo fatto, l'abbiamo spiegato, abbiamo fatto partecipare. Come sempre succede in Emilia-Romagna la discussione è sempre a monte, mai a valle. Il coinvolgimento è un modello, quello del Patto per il Lavoro e per il Clima. In coerenza col Patto abbiamo fatto un investimento di 100 milioni di Euro per supportare la messa in sicurezza del territorio, era fondamentale per dare certezza anche agli investimenti. E poi abbiamo iniziato a istruire le grandi pratiche delle leggi che diventeranno operative, come sul trasporto pubblico locale, le infrastrutture collegate, il tema dell'energia con il piano energetico regionale, l'agenda digitale e il tema delle infrastrutture. Nei primi mesi di quest'anno arriveremo a definire leggi che tracceranno la traiettoria dei prossimi dieci anni di questa regione. Per quanto riguarda il mio assessorato, stiamo ridisegnando tutta la rete di alta tecnologia, gli accreditamenti nella formazione e abbiamo fatto una legge per attrarre e trattenere i talenti.
Il coinvolgimento quindi funziona?
Funziona sempre, anche se è faticoso. È molto più semplice decidere e comunicare. Così, invece, si diventa molto attrattivi, responsabili e affidabili. Se qualcuno vuole fare un investimento sa che si può fidare perché abbiamo deciso di imboccare una determinata direzione. È un modello che porta a fare sistema, se oggi non lo fai vieni schiacciato. Inoltre, viene a mancare la struttura per portare avanti una discussione orizzontale, condizione fondamentale per capire dove va il mondo.
Parliamo di sanità, quali sono le sfide che dovrete affrontare?
La sanità è una struttura indispensabile per la tenuta della coesione sociale delle comunità, ma anche per l'economia. In mancanza di una sanità funzionante non si fanno investimenti. L’investimento che stiamo facendo è per una prevenzione senza precedenti, soprattutto sulle case di cura. Abbiamo stipulato un accordo storico in questi giorni con i medici di base per fare prescrizioni idonee e un secondo sulle condizioni di lavoro con le organizzazioni sindacali. Investiamo anche sulla robotica che ci permette di fare economia di scala e aumentare la qualità delle prestazioni. Risparmiare sulla sanità è possibile, ma non se va a scapito della qualità del servizio e della possibilità di salvare le persone. Non possiamo permetterci di far crollare la sanità pubblica, perché se accadesse, e l'ho detto anche ai nostri soggetti convenzionati privati, la conseguenza sarebbe una polarizzazione della società e verrebbe a mancare la coesione sociale. E senza tenuta sociale verrebbero meno anche le condizioni per fare business.
Negli anni è aumentato il fenomeno del turismo sanitario...
La sanità è universalità e se manca la risposta non è più universale. Noi non ce la facciamo a prendere tutti, aumentano le liste d'attesa e rischiamo di andare in conflitto con la nostra popolazione e con una moltitudine di soggetti che arrivano. Rischiamo di dare una risposta non confacente rispetto ai tempi a tante persone. Se funziona il Paese funziona meglio anche l’Emilia-Romagna, se funzionano meglio le altre Regioni funzioniamo meglio anche noi. Questo deve essere il nuovo tratto culturale per uno scenario che regga.
Il rischio è quello di un'Italia a due velocità?
Ho il timore che a volte si parla di secessione ma il rischio è che ci sia già: se gli altri stanno male non è che sta meglio una regione. Di concentrazione ne abbiamo già abbastanza, abbiamo dove ci si concentra e dove non c'è niente.
Il Tecnopolo di Bologna? Il governo pare voglia spostare l’Agenzia per il clima a Roma...
È l’investimento internazionale più importante che abbia fatto il Paese, un grande lavoro di rigenerazione. All’interno del Tecnopolo si trova un supercomputer che studia il clima, finanziato dall'Europa e in azione H24 con elaborazioni eccezionali. Si studia la predizione delle calamità naturali con quindici giorni di anticipo. Abbiamo un supercomputer tra i più grandi al mondo, lo stanno installando ora, che si occupa di intelligenza artificiale che sarà utile per tutti i sistemi manifatturieri. È quello del Cineca, un consorzio che comprende tutte le università del nostro Paese. Quel supercomputer costa 430 milioni di euro, il 50% è pagato dall'Europa, una parte di risorse l’abbiamo messa come Regione e una parte molto importante il Governo. Poi arriverà anche l'Università dell'Onu. Abbiamo già la palazzina e l'accordo di sede realizzato con il ministro Bernini. Un trittico così non ce l'ha nessuno al mondo. Il Tecnopolo era già stato definito per legge come il luogo più idoneo dell'Agenzia ItaliaMeteo. Sradicare quella operazione, portandola da un'altra parte, è incomprensibile. L’ultima legge ha decretato che la sede non sarà più a Bologna, ma sono convinto che ci siano ancora tutte le condizioni per intavolare una discussione con il governo. Il Tecnopolo è del Paese, non è di Bologna o dell'Emilia-Romagna.
In che acque naviga il settore automotive? Lei insieme all’assessore lombardo Guidesi siete in prima linea, facendo parte dell’Automotive Region Alliance.
Come Regione, tramite l’Ara coordinata dall’assessore Guidesi, abbiamo dato un grande contributo alla discussione politica in Europa. Abbiamo ribadito come l’automotive sia un settore identitario in Europa, fatto di storia e ricerca, che muove molti settori, ma mettendo regole a precipizio rischiamo la deindustrializzazione. La sovranità tecnologica dell'Europa diventa fondamentale in settori strategici come questo. Se perdiamo la manifattura, perdiamo in qualità della vita e in cultura europea. Nella bussola competitiva abbiamo messo al primo punto la chimica, senza la quale non si realizzano né green né industria; poi acciaio ed energia, e anche settori strategici come l’automotive e l’intelligenza artificiale. Presenteremo a breve un altro testo sull'automotive perché è inutile negarlo, siamo dentro a una deindustrializzazione di quel settore. Il prossimo 17 aprile in Emilia-Romagna presenteremo una ricerca sulla Motor Valley. Do solo un dato: di tutto il fatturato fatto dal del settore automotive in Italia, il 33% lo fanno 6 aziende della nostra regione come Ferrari, Ducati, Lamborghini, Racing Bulls, soggetti che stanno facendo investimenti sull'elettrico, sull'ibrido, sul digitale. Questa si chiama politica industriale. L'ho detto anche al ministro Urso. Un milione di auto non le facciamo, proviamo a risalire la china, a far reggere la filiera, una filiera che deve essere molto più flessibile e automatizzata.
Cosa voterà al referendum?
Io voto no perché la soluzione va trovata in Parlamento. Con questa riforma sento il crollo della democrazia liberale, un degrado geovaloriale che mi preoccupa moltissimo. Se modifichiamo gli equilibri della democrazia liberare, come la magistratura, l’informazione e la libertà dell’università, attraversiamo una prateria sconosciuta. Voto no per fermare quel progetto e riavvolgere il filo su una discussione dei reali bisogni che ha questo Paese.
Lo scorso anno avete ritirato la domanda per l’autonomia differenziata. Puntate a un modello alternativo?
Il federalismo è un'idea intelligente. Se lo si vuole fare, lo farei europeo. Non riusciamo a realizzarlo, ma ne abbiamo bisogno come non mai. Se le Regioni più importanti facessero una discussione da consegnare al Parlamento sottolineando come sia nel bene del Paese seguire quella strada, l'Emilia-Romagna ci starebbe. Questo è anche il pensiero del Presidente de Pascale. Non si può fare federalismo senza Parlamento e rispetto costituzionale.
I vostri rapporti con Roma?
L'Emilia-Romagna senza Italia non può farcela, ma anche il Paese senza di noi incontra difficoltà. Produciamo 30 miliardi di euro di valore aggiunto, siamo una grande regione di export, e mi fa piacere consegnare al Paese un patrimonio economico di tale portata. Una grande Regione non può non avere rapporti istituzionali, questa si chiama democrazia. È bello per un assessore poter dialogare nella dimensione nazionale ed europea perché ormai siamo figli del mondo e dobbiamo viverci. I dazi ci fanno del male, è vero, ma non abbandonerò mai il mercato statunitense, non lascerò le relazioni accademiche con le università americane, perché so quanto è importante per la mia regione. Il leale rapporto progettuale con lo Stato diventa fondamentale per lo Stato e per noi rappresentanti della Regione. (di Marco Cherubini)