Mattarella: "Non lasciamo che si regredisca a una tirannide cesarista"

(Adnkronos) - Non lasciamo che si regredisca a "una tirannide cesarista". Arginiamo chi a livello internazionale ha"la pretesa di abbattere gli impegni assunti dopo la Seconda guerra mondiale" agendo "al di fuori delle regole degli Stati

A cura di Adnkronos Redazione
10 marzo 2026 14:32
Mattarella: "Non lasciamo che si regredisca a una tirannide cesarista" -
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(Adnkronos) - Non lasciamo che si regredisca a "una tirannide cesarista". Arginiamo chi a livello internazionale ha"la pretesa di abbattere gli impegni assunti dopo la Seconda guerra mondiale" agendo "al di fuori delle regole degli Stati e degli organismi sovranazionali". E' il monito lanciato dal Presidene della Repubblica Sergio Mattarella attraverso la sua lectio magistralis tenuta oggi, martedì 10 marzo, all'Università di Firenze in occasione del conferimento della laurea honoris causa in 'Politica, Istituzioni e mercato' in occasione dei 150 anni della Scuola di scienze politiche 'Cesare Alfieri'. 

Il Capo dello Stato per lanciare il suo richiamo usa le parole di Silvano Tosi "nella prefazione alla sua traduzione della 'Democrazia in America' di Tocqueville con queste parole, tuttora attuali e motivo di riflessione: 'Nelle molte intuizioni profetiche di Tocqueville, la più inquietante per il nostro tempo è forse quella che prevede un futuro oscillante tra la libertà democratica e la tirannide cesarista, cui la moderna scienza del dispotismo suggerisce quell'aspetto filantropico, quelle forme fraudolentemente rappresentative, quel temibile ufficio tutore dell'individuo che Tocqueville definì magistralmente, cogliendone l'intimo spirito, nel concludere che si tendeva a far perpetuare l'infanzia dell'uomo'. Non lasciamo che questo avvenga, che si realizzi una simile regressione", ha scandito Mattarella. 

"Il fondatore della Cesare Alfieri esortava i docenti a dare ai giovani buone vettovaglie e di fornirli di buone armi per tutta la campagna della vita militante. Questo proposito appare oggi quanto mai essenziale, perché la contemporaneità sta imponendo sfide rivoluzionarie nell'ordine internazionale e in quello economico, con evidenti riflessi sugli assetti e sugli ambiti istituzionali. I protagonisti degli scenari globali, con grande e crescente influenza sulla vita quotidiana di singoli e di comunità, sono soggetti tecnologici e finanziari. Sovente - ha sottolineato il Capo dello Stato - vi si fondono i due aspetti. Non si tratta di fenomeni completamente nuovi. Nuova è la pretesa di abbattere gli impegni assunti dopo la Seconda guerra mondiale per dare ordine ai rapporti internazionali su base di parità tra gli Stati. La pretesa, infatti, è di agire al di fuori delle regole degli Stati e degli organismi sovranazionali, erodendo la sovranità dei primi e il crescente ruolo positivo dei secondi". 

"I social hanno modificato il modo di comunicare, cambiando relazioni sociali e modo di operare anche nella vita politica. L'intelligenza artificiale sta modificando forme e modalità di lavoro e innumerevoli e ancora indefiniti aspetti della vita nel mondo. Un contributo fondamentale in questo quadro a una convivenza più giusta e più libera -ha sottolineato Mattarella - deve vedere protagonista il mondo della cultura e istituzioni come la Cesare Alfieri". 

"Comune denominatore" degli studiosi della 'Cesare Alfieri, ha sottolineato il Capo dello Stato, "sono stati il rigore e la tolleranza, il rigore della volontà di capire prima di giudicare, la tolleranza che produce necessità di comprendere tutte le ragioni, la certezza che non esistono risposte semplici a problemi complessi".  

Quindi Mattarella ha ricordato come anche "la nostra Assemblea costituente si giovò in grande misura del contributo di uomini di cultura, di studiosi di diverso orientamento che ne entrarono a far parte, accanto alla componente più schiettamente politica. La cultura e la scienza sono per loro autentica natura aperte alla interlocuzione, non pretendono di possedere verità assolute, sono inclini a trovare punti di incontro, a raggiungere mediazioni, senza rinunciare ad affermare principi e valori. Questo rese possibile la nostra Costituzione, una collaborazione autentica e profonda tra studiosi e rappresentanti politici, nel porre le basi per la rinascita dell'Italia nel segno della democrazia".  

"I padri costituenti - ha ricordato il Capo dello Stato - si rivelarono capaci di indicare a un popolo devastato dalla guerra, sofferente e disorientato una prospettiva di futuro, una società aperta da realizzare insieme nella condivisione dei diritti fondamentali, nella libertà, nel pluralismo delle istituzioni, promuovendo un'economia libera e orientata all'utilità sociale, la cooperazione e la pace come obiettivo delle relazioni internazionali". Il diritto costituzionale, focalizzato appunto sulla forma di governo, si intrecciò nell'esperienza della Cesare Alfieri con la storia istituzionale, la comparazione e la politologia, evocando Machiavelli e lo studio del potere. 

"Il diritto costituzionale, focalizzato appunto sulla forma di governo, si intrecciò nell'esperienza della Cesare Alfieri con la storia istituzionale, la comparazione e la politologia, evocando Machiavelli e lo studio del potere. Un'analisi che prima di altri, soprattutto con Maranini, si assunse con severa lucidità il ruolo di denunciare il manifestarsi della partitocrazia. I partiti politici hanno rappresentato il motore della rinascita democratica dell'Italia, assicurando il coinvolgimento popolare come mai si era verificato nella storia dello Stato unitario. Rivestono un ruolo indicato dalla Costituzione. Anche per questo sono più che utili, necessarie, critiche e sollecitazioni che provengano dagli elettori anzitutto e dal mondo della cultura". 

"Figura di assoluto valore, che seppe coniugare ai più alti livelli il ruolo di docente con l'impegno nelle istituzioni", è "Antonio Cassese, che a lungo - ha ricordato il Capo dello Stato - ha insegnato diritto internazionale a via Laura, prima di andare a presiedere il Tribunale internazionale per i crimini nella ex Jugoslavia, dalla cui esperienza è nata quella espressione storica di civiltà costituita dalla Corte penale internazionale".  

 

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