Beppe Fioroni: "Non mi sottraggo a un'azione mirata a far rinascere il centro''
(Adnkronos) - ''Personalmente aderisco all’appello lanciato dal “Domani d’Italia” per quella che viene definito “Un centro autonomo e indipendente”: direi che andrebbe incastonato sotto un titolo semplice ed efficace, ovvero “Né sinistra
(Adnkronos) - ''Personalmente aderisco all’appello lanciato dal “Domani d’Italia” per quella che viene definito “Un centro autonomo e indipendente”: direi che andrebbe incastonato sotto un titolo semplice ed efficace, ovvero “Né sinistra né Destra”. Sono tra coloro che non intendono occupare il campo, immaginando chissà quale ritorno alla vita politica attiva. Ciò nondimeno, sapendo quanto valga la testimonianza nella società civile e nei suoi corpi intermedi, non mi sottraggo al compito di sviluppare insieme ad altri un’azione diretta a far rinascere il “centro”, prima di tutto sul piano della coerenza di principi e comportamenti''. Lo scrive Giuseppe Fioroni, già esponente della Margherita poi nel Pd, su 'Il domani d'Italia' in un articolo dal titolo 'Né destra né sinistra. Il lascito di Aldo Moro', sottolineando che c'è oggi ''uno spazio che l’ondata plebiscitaria e populista, iniziata con lo sfascio di Tangentopoli, sembrava aver cancellato definitivamente''.
In vista del 9 maggio, anniversario dell'assassinio di Moro da parte delle Br, l'ex ministro dell'Istruzione del governo Prodi si concentra sull'eredità dello statista pugliese. ''Qualcuno si ostina a vedere nella stretta di mano al tavolo delle trattative tra Moro e Berlinguer come l’incompiuta volontà, stroncata dalle Br, dei due leader di dare vita al compromesso storico. Dal che viene dedotto che il lascito moroteo si condensa nella esperienza del Partito democratico. Non è così. Moro fu tenace nel distinguere la strategia del suo partito da quella sostenuta dai comunisti. Vide nella solidarietà nazionale il passaggio decisivo per arrivare alla democrazia compiuta, ovvero all’alternanza tra Dc e Pci in condizione di sicurezza democratica. La sua visione era agli antipodi del compromesso storico''.
''Ipotizzare che il rinnovamento prefigurato da Moro – la famosa Terza fase – potesse avere questo sbocco, significa travisare e svilire il pensiero del leader democristiano. Se oggi fosse ripreso, in un contesto molto diverso, il suo tragitto nel cuore della democrazia italiana, si dovrebbe fare leva sulla riflessione da lui svolta sul ruolo dei cattolici in politica, la sua difesa di una rappresentanza autonoma, sotto forma di partito, delle forze ispirate ai valori del Costituzione e della dottrina sociale della Chiesa, infine il suo incitamento a rendere sempre nuovo il programma che giustifica la presenza di una tale componente culturale e politica''. ''Impariamo la lezione del passato per guardare avanti - conclude - Moro lo possiamo incontrare o meglio reincontrare lungo questa prospettiva di rinnovamento della democrazia. Non altrove, francamente''.