Crisi nel Labour, Starmer: "Non mi farò da parte". Ma salgono i deputati che chiedono le dimissioni
(Adnkronos) - Sale la tensione nel Partito Laburista britannico: sono 36 i deputati che chiedono pubblicamente le dimissioni del premier Keir Starmer, anche nel giorno del suo discorso per rilanciare la linea del governo dopo la deludent
(Adnkronos) - Sale la tensione nel Partito Laburista britannico: sono 36 i deputati che chiedono pubblicamente le dimissioni del premier Keir Starmer, anche nel giorno del suo discorso per rilanciare la linea del governo dopo la deludente performance elettorale. Il premier ha ammesso le difficoltà dopo il voto, ma ha respinto ogni ipotesi di dimissioni: “Non mi farò da parte, non getterò il Paese nel caos”, ribadendo la volontà di continuare a guidare il governo e “dimostrare che i detrattori si sbagliano”.
“Mi assumo la responsabilità della deludente performance elettorale”, ha ribadito, ma ha promesso di andare avanti per “realizzare il cambiamento promesso per una Gran Bretagna più forte e più equa”. "Non abbandonerò la carica di premier" e "continuerò a battermi per la Gran Bretagna che amo, non mi tirerò indietro. Siamo un Paese ragionevole, tollerante e perbene, un Paese in cui vige il principio del 'vivi e lascia vivere', un Paese eterogeneo che rappresenta la vera Gran Bretagna". Ed è "questa è la Gran Bretagna per cui mi batterò, soprattutto alla luce degli avversari politici che abbiamo ora, diversi da quelli che avevamo prima", ha aggiunto.
Il premier ha poi avvertito sul quadro politico: “Non affrontiamo solo tempi pericolosi, ma anche avversari molto pericolosi”. Se dopo la performance deludente dei laburisti alle elezioni di giovedì "non prendiamo la decisione giusta, il nostro Paese imboccherà una strada molto buia", ha dichiarato, riferendosi alla possibilità che Reform UK arrivi al potere, anche senza dirlo esplicitamente. Parlando davanti al nuovo slogan del partito, "Una Gran Bretagna più forte e più equa", Starmer ha riconosciuto che "i risultati delle elezioni della scorsa settimana sono stati duri. Molto duri. Abbiamo perso alcuni brillanti rappresentanti laburisti. Questo fa male'' e ''me ne assumo la responsabilità". Starmer ha aggiunto che "non si tratta solo di assumersi la responsabilità dei risultati. Si tratta di assumersi la responsabilità di spiegare come, in quanto forza politica ed elettorale, miglioreremo e faremo meglio nei mesi e negli anni a venire".
Sul fronte europeo, il primo ministro ha annunciato una svolta nei rapporti con Bruxelles: “Saremo al centro dell’Europa, al prossimo vertice definiremo una nuova direzione”, e si è detto "orgoglioso di aver riportato in auge l'Eurasmus, ma voglio fare di più, voglio offrire qualcosa di meglio ai nostri giovani".
Sul piano economico ha confermato la linea dura: nazionalizzazione della British Steel e maggiore controllo della sicurezza energetica e industriale del Regno Unito.
Tra i deputati che chiedono a Starmer di lasciare l'incarico, oggi c'è anche un'ex fedelissima, la deputata di Birmingham Paulette Barker. "Abbiamo bisogno di una transizione ordinata e dobbiamo fare un piano, Sir Keir deve farlo, su quando se ne andrà e quando avverrà questa transizione. Il popolo britannico si è espresso", ha detto Barker.
Al termine del discorso di Starmer anche David Smith ha detto di ritenere "che ora sia il momento per il primo ministro di stabilire un calendario chiaro per le sue dimissioni", aggiungendo che "questa partenza deve essere ordinata e dignitosa. Per il bene del primo ministro stesso, per il bene del governo, ma soprattutto per il bene del Paese".