Difesa, Eurispes: per il 44,2% degli italiani le spese sono un costo per il Paese

(Adnkronos) - Il 44,2% degli italiani considera un costo le risorse destinate alla Difesa, al contrario, il 32,1% le vede come un investimento, mentre moltissimi, il 23,7%, non sanno esprimersi in merito. Mettendo a confronto queste risposte con

A cura di Adnkronos Redazione
28 maggio 2026 14:50
Difesa, Eurispes: per il 44,2% degli italiani le spese sono un costo per il Paese -
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(Adnkronos) - Il 44,2% degli italiani considera un costo le risorse destinate alla Difesa, al contrario, il 32,1% le vede come un investimento, mentre moltissimi, il 23,7%, non sanno esprimersi in merito. Mettendo a confronto queste risposte con quelle fornite al medesimo quesito nel 2024, si può osservare come sia aumentata la quota di coloro che vedono le spese per la Difesa soprattutto come un costo (dal 36,2% al 44,2%). Lo rileva il Rapporto Italia 2026 di Eurispes. 

"La guerra di oggi, non solo rispetto alla Seconda Guerra Mondiale, ma anche a conflitti di 10-15 anni fa, è un fenomeno a 360 gradi, molto più complesso e con conseguenze e portata estremamente più ampie - si legge nel rapporto - Inoltre, da alcuni anni, le guerre, in conseguenza di una continua ed accelerata evoluzione tecnologica, si svolgono con modalità e strumenti profondamente diversi al punto da essere definite ibride. Processi che hanno non poche conseguenze dal punto di vista qualitativo ed anche quantitativo, facendo registrare nel mondo un numero crescente di conflitti, meno tradizionali, ma più duraturi e con conseguenze non meno devastanti. Dal 1946, dopo la Seconda Guerra Mondiale, fino al 2024, l’andamento delle guerre è stato in continua ascesa, evidenziando come negli ultimi anni si è raggiunto il picco storico del numero di conflitti in corso: 61 nel 2024". 

L’indagine 2026 dell’Eurispes esplora l’atteggiamento, le opinioni, i timori degli italiani in questi anni segnati da una conflittualità internazionale inattesa e destabilizzante. L’insieme dei risultati "parla di una diffusa e crescente chiusura degli italiani rispetto agli investimenti per armi e milizie, come pure rispetto all’eventualità di partecipare ad attività militari, persino a difesa di un paese Nato sotto attacco. E non mancano le ansie – la maggioranza dei cittadini teme, ad esempio, l’espansionismo russo su altri territori e non si dice soddisfatto della possibilità di una spartizione del mondo in aree di influenza delle superpotenze. In questo contesto, l’Europa, evidentemente più sola, come mai era accaduto dal secondo Dopoguerra, appare anche disunita, politicamente, nelle prospettive e negli interessi, ma pure sul fronte militare, dove effettivamente le linee comuni sono limitate. Tuttavia, il nostro Paese, secondo i cittadini, ha bisogno di impiegare le limitate risorse in altre direzioni. E la partecipazione attiva ai conflitti non è un’opzione accettabile". 

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