Italia verso la prima strategia di sicurezza nazionale? Ecco punti di forza e rischi
(Adnkronos) - L’Italia potrebbe essere vicina a dotarsi della sua prima strategia di sicurezza nazionale, un passaggio che i tre studiosi Gabriele Natalizia, Lorenzo Termine e Laura Donnini leggono come una svolta storica, ma non ancora
(Adnkronos) - L’Italia potrebbe essere vicina a dotarsi della sua prima strategia di sicurezza nazionale, un passaggio che i tre studiosi Gabriele Natalizia, Lorenzo Termine e Laura Donnini leggono come una svolta storica, ma non ancora compiuta. Nel loro articolo pubblicato sul sito del centro studi Geopolitica.info, gli autori sostengono che il Dpcm appena varato dal governo (22 aprile 2026) abbia finalmente creato la cornice istituzionale per avviare la redazione di un documento di vertice, finora assente nell’architettura strategica italiana.
Secondo il paper, il nuovo impianto affida al Cisr, il Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica, il compito di formulare le proposte alla Presidente del Consiglio e di supervisionare l’attuazione della futura strategia. Il lavoro preparatorio è invece demandato al Dis, il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, attraverso un comitato tecnico coordinato dal suo direttore generale.
Per gli autori, si tratta di un passaggio significativo perché rende più credibile l’adozione della prima National Security Strategy italiana. Il decreto, infatti, avrebbe superato parte delle resistenze burocratiche e istituzionali che per anni hanno frenato un processo di questo tipo, anche grazie a una fase politica che gli studiosi considerano più favorevole rispetto al passato.
Nel loro ragionamento, Natalizia, Termine e Donnini spiegano che il governo guidato da Giorgia Meloni dispone oggi di una stabilità superiore a quella di molti esecutivi precedenti, condizione che renderebbe più agevole il coordinamento tra i diversi apparati dello Stato. Per gli autori, questo elemento è decisivo: in Italia, infatti, l’assenza di un centro unico per la sicurezza nazionale ha a lungo impedito di costruire una strategia condivisa.
Il paper osserva anche che la pubblicazione della strategia potrebbe avvenire prima di altri documenti già pronti, come una versione non classificata della Strategia Militare Nazionale elaborata dallo Stato Maggiore della Difesa. In questo quadro, la futura strategia nazionale assumerebbe una funzione di cornice generale, destinata a dare coerenza agli strumenti settoriali.
Pur riconoscendo la portata del passaggio, gli autori mettono in guardia da quattro rischi principali. Il primo è che la strategia risulti troppo concentrata sulle minacce interne e ibride, trascurando il mutamento dell’ambiente esterno e il ritorno della competizione tra grandi potenze. Il secondo è che il testo sia troppo vago, cioè capace di non scontentare nessuno ma troppo generico per orientare davvero le scelte di governo.
Il terzo rischio riguarda la frammentazione istituzionale. Una strategia, spiegano, produce inevitabilmente aspettative di coerenza tra diplomazia, difesa, intelligence ed economia; senza un meccanismo stabile di coordinamento, però, quel quadro rischia di non tradursi in decisioni concrete. Il quarto rischio è la mancanza di una visione sistemica, cioè il coinvolgimento insufficiente di tutti gli attori che concorrono alla sicurezza nazionale, compresi i ministeri economici, la comunità accademica e i centri di ricerca.
Nel paper, i tre studiosi sottolineano che il vero nodo non è soltanto l’esistenza della strategia, ma la sua efficacia pratica. Una strategia utile, nella loro impostazione, dovrebbe indicare con chiarezza quali interessi l’Italia intenda difendere, quali partnership privilegiare e quali strumenti impiegare in un contesto internazionale sempre più competitivo.
La futura strategia di sicurezza nazionale potrebbe diventare una bussola per la politica estera e di difesa italiana. Ma perché ciò accada, scrivono, servirà non solo un documento ben scritto, bensì un ancoraggio istituzionale solido e una chiara volontà politica di farlo contare davvero.