Centristi dem da soli? Quartapelle, Sensi e Malpezzi a Follini: "Noi nel partito per incidere"
(Adnkronos) - I centristi del partito democratico potrebbero dover prendere atto della necessità di andare da soli, intraprendendo una strada "che conduce verso l'assunzione di un rischio ancora maggiore fuori da ogni recinto protetto". Le parole di Mar
(Adnkronos) - I centristi del partito democratico potrebbero dover prendere atto della necessità di andare da soli, intraprendendo una strada "che conduce verso l'assunzione di un rischio ancora maggiore fuori da ogni recinto protetto". Le parole di Marco Follini, che dalle colonne dell'AdnKronos, ragiona su ragioni (e dilemmi) dell'anima riformista del partito guidato da Elly Schlein, raccolgono commenti e risposte da esponenti del partito del Nazareno. "Il vero dilemma oggi non riguarda solo la parte riformista del Pd ma il Pd tutto. Ovvero se, come ritenevamo nel 2007, alla fondazione di quel partito che aveva l’ambizione di fare una Italia nuova, serva un grande partito di centrosinistra con cultura di governo per fare le riforme di cui l’Italia ha bisogno oppure se per cambiare l’Italia ci si debba dividere i compiti e avere una formazione di sinistra e una di centro che di volta in volta trovano mediazioni", commenta Lia Quartapelle, deputata della corrente 'riformista'.
"I ritardi evidenti del paese (crescita stagnante, sistema di formazione scolastico zoppicante e arretrato, sanità non più universale né gratuita) resi ancora più macroscopici dalla accelerazione delle tensioni internazionali e dal tempo sprecato dal governo Meloni, richiedono una decisa proposta riformatrice", spiega. "La teoria della 'divisione dei compiti'-sottolinea Quartapelle- portata avanti da autorevoli esponenti della maggioranza del Pd, è una teoria che nasce solo da un malinteso calcolo elettorale e che rimanda a dopo il voto l’articolazione di un serio programma di governo. È una teoria tanto attraente quando pericolosa perché, come dimostra il surreale dibattito sulla patrimoniale, rischia di favorire una discussione solo incentrata su bandierine di posizionamento più che la fatica necessaria per approfondire e strutturare proposte di riforma da presentare al voto dei cittadini". "In questo, l’idea che i centristi vadano da soli è figlia della stessa radicalizzazione e estremizzazione criticata da Follini. Ha vinto la radicalizzazione se persino chi è moderato pensa che sia meglio stare in una formazione identitaria piuttosto che fare la fatica del confronto e della maturazione di una proposta più ampia", conclude Quartapelle.
Per Filippo Sensi, senatore del partito, "Follini ha ragione nell'analisi, ma non condivido le sue conclusioni. Senza far valere l'extra ecclesiam nulla salus (che pure, in qualche modo dovrebbe risuonare per Follini), credo che teorizzare lo spazio dei riformisti soltanto fuori dal partito democratico, in base alla teoria della crescente polarizzazione della politica, significherebbe non solo validare, ma assecondare questa tendenza". "In altri termini, non credo affatto a una deriva testimoniale del riformismo dentro il dartito democratico, che è e resta un partito riformatore, per origini, statuto, classe dirigente, radicamento, missione e spazio politico -aggiunge Sensi-. Con tutto il rispetto, il Pd non è la versione light di Avs . Men che meno il generico da banco di un partito di destra come il Movimento Cinque Stelle. Auguro ogni fortuna a chi al centro prova a costruire un rassemblement che stia stabilmente nel campo del centrosinistra. Se ha forza e trazione, ben venga. Se invece si tratta solo di leader in cerca di popolo, o di esperimenti da laboratorio in nome del civismo o di rotelline di scorta per equilibrare meglio la compagine del centrosinistra mi sembrerebbero degli sforzi un po' asfittici. Auguri, comunque. Per contrastare la radicalizzazione di una politica sempre più estrema, a destra come a sinistra, c'è bisogno che qualcuno non perda mai di vista che i partiti sono strumenti per rispondere alle richieste dei cittadini lavorando per andare al governo, dove a queste richieste si puo dare una soluzione concreta ed essere giudicati su questa". "Non resto nel Pd per fare il panda, ma perché credo che il Pd sia un partito di governo che ascolta, pensa, sta tra le persone, si prende cura, discute", conclude Sensi.
La collega di Palazzo Madama Simona Malpezzi aggiunge che "esiste sempre un'altra via. Quella di ribadire che senza l'ala più centrista, se vogliamo chiamarla così, non c'è il Pd (il ragionamento varrebbe anche senza la sinistra perché in entrambi i casi viene meno la vocazione maggioritaria)". "Ma il vero tema è la prospettiva politica: senza un pd a tutto campo si è competitivi? Io non penso. La terza via è quindi che nessuno nel pd rinunci a fare la sua parte. Per quello che mi riguarda noi riformisti che abbiamo deciso di essere minoranza interna senza entrare in segreteria stiamo aiutando il partito", conclude.
Fact Check
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Verificato il: 14 giugno 2026