Mentana: «La7 è una tv anti-Meloni, ormai è la nuova Rai3»
Al Festival della TV di Dogliani Mentana accusa La7 di schieramento sistematico contro il governo Meloni e critica l'editore Cairo.
Enrico Mentana ha dichiarato al Festival della TV di Dogliani che La7 è "una tv anti-Meloni", definizione che ha subito scatenato polemiche mediatiche e riaperto il dibattito sulla collocazione politica della rete per cui dirige il Tg. Secondo il giornalista, il giudizio non è estetico ma legato alla linea editoriale: "Funziona? Sì. Funziona per gli ascolti? Sì. È bello? Sì. Però non dirlo sarebbe come non vedere l'elefante nella stanza".
Per Mentana il problema non è la presenza di opinioni, ma la loro uniformità: a suo avviso il palinsesto di La7 mostra "una impostazione a senso unico", con i principali programmi di approfondimento che manifestano "lo stesso orientamento critico" verso l'attuale esecutivo di centrodestra. Il direttore ha sottolineato come questa scelta abbia un riscontro d'ascolto, ma anche un chiaro orientamento politico.
Nel suo intervento Mentana ha fornito esempi concreti per sostenere la sua tesi: citando la frequenza degli ospiti, ha ricordato che Elly Schlein e Giuseppe Conte sono stati invitati "penso almeno un centinaio di volte nell'ultimo anno solare", mentre il leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni e i suoi esponenti avrebbero avuto presenze notevolmente inferiori — menzionando in modo emblematico "solo due volte Crosetto".
La critica si è poi rivolta anche all'editore Urbano Cairo: Mentana ha ammonito che l'identità di una rete non dovrebbe "appiattirsi" su un'unica linea, suggerendo che la scelta di un orientamento così marcato sia frutto di decisioni editoriali e d'impresa. "Da nessun'altra parte c'è un orientamento così netto e marcato", ha detto, evocando il paragone con i canali Rai.
Implicazioni e reazioni
Il direttore ha aggiunto un elemento prospettico: se in futuro le opposizioni di centrosinistra dovessero vincere le elezioni, una rete così sbilanciata "diventerebbe un problema, perché ti ritroveresti a fare, di fatto, la tv di governo". Questa osservazione apre la discussione sulle conseguenze politiche della scelta editoriale, in particolare in relazione al pluralismo dell'informazione e all'indipendenza giornalistica.
L'intervento ha suscitato commenti e dibattito sui social e tra gli addetti ai lavori, ma il pezzo ribadisce anche un fatto: nonostante le critiche sulla presunta faziosità, la formula editoriale della rete continua ad avere riscontri d'ascolto. La tensione tra efficienza commerciale e responsabilità editoriale resta al centro della discussione.
Il caso rilancia la domanda sulla responsabilità degli editori e sull'assetto informativo in un Paese dove il controllo dei mezzi di comunicazione è spesso al centro del confronto politico. La7 resta così al crocevia tra programmazione, identità aziendale e ruolo pubblico dell'informazione.
Fonte: Agenzia Dire.
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Verificato il: 04 giugno 2026