Minacce e insulti sui social a Ouidad Bakkali: la deputata parla di 'squadrismo organizzato'
Dopo la foto alla manifestazione antifascista a Roma, Bakkali denuncia 13.500 commenti d'odio e chiede un patto Repubblicano per abbassare i toni.
ROMA — Ouidad Bakkali, deputata del Pd, è al centro di una ondata di insulti e minacce ricevuti sui social dopo aver postato la foto della sua partecipazione a una manifestazione antifascista a Roma. Secondo la deputata, i messaggi ammonterebbero a 13.500 commenti contenenti linguaggio violento e intimidazioni, che lei definisce 'squadrismo organizzato'.
Tra i contenuti segnalati da Bakkali figurano insulti e frasi estremamente violente: 'Fossa comune per te e la tua famiglia; a casa zingara; troia; remigrati; la beduina ha parlato; topo di fogna... sparati; ti aprono come una mela'. Queste espressioni, evidenzia la deputata, rappresentano non solo offese personali ma minacce concrete contro la sua sicurezza.
Bakkali ha commentato che "le parole sono lame" e ha avvertito che la violenza online può propagarsi rapidamente dagli schermi alla realtà. La deputata ha indicato come fattori aggravanti l'azione di alcune figure politiche e la moltiplicazione del messaggio da parte di algoritmi delle piattaforme, invocando la responsabilità di chi modera e di chi governa la comunicazione pubblica.
Nell'appello reso noto oggi, Bakkali ha citato in particolare l'operato di esponenti e gruppi che, a suo dire, diffondono un linguaggio d'odio: "il veleno sociale iniettato da Vannacci e dai suoi soldatini di pezza sta attecchendo nella coscienza del Paese", ha detto. La deputata chiede un patto Repubblicano per abbassare i toni e per stigmatizzare pubblicamente questi comportamenti.
La parlamentare ha inoltre collegato la ondata di aggressività online alla crescita di formazioni politiche che, secondo lei, inneggiano all'odio. Bakkali ha parlato di un emergente 'partito Fn' e ha denunciato l'azione di un movimento denominato 'remigrazione e riconquista', citando un presunto manipolo guidato da Marsella che sabato avrebbe minacciato di assaltare il parlamento.
Il caso solleva interrogativi sul confine tra legittima critica politica e istigazione alla violenza, nonché sul ruolo delle piattaforme digitali nell'amplificare messaggi estremisti. Esperti e osservatori indicano che la moltiplicazione dei contenuti d'odio è spesso favorita da meccanismi di viralità e da network coordinati, con conseguenze sulla sicurezza pubblica e sul dibattito democratico.
Bakkali ha detto di non voler cedere all'intimidazione: "questa valanga di odio non può che darmi la forza per continuare a lottare contro questo imbarbarimento", ha affermato, rivendicando un impegno per la legalità, la giustizia sociale e i diritti delle comunità LGBTQ. Ha poi ribadito la necessità che le forze politiche e le istituzioni prendano posizione per contenere la diffusione dell'odio.
I fatti sono stati raccontati dall'Agenzia Dire; finora non risultano denunce pubbliche con dettaglio investigativo sulle singole minacce elencate. Resta aperto il nodo delle responsabilità, sia politiche che delle piattaforme, e la richiesta di interventi per tutelare la sicurezza personale degli esponenti politici oggetto di campagne d'odio.
Fact Check
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Verificato il: 16 giugno 2026