Nordio: «Il reato di femminicidio non va abolito, la donna è vittima in quanto tale»
Il ministro della Giustizia, in un'intervista al Tg3, risponde alle polemiche scaturite dalle parole di Roberto Vannacci e difende la specificità del reato.
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha escluso categoricamente l'ipotesi di abolire il reato di femminicidio, definendolo «un reato che abbiamo voluto fortemente» e sottolineandone la specificità rispetto all'omicidio ordinario. La dichiarazione è stata rilasciata in un'intervista al Tg3, e mette in evidenza la posizione ufficiale del ministero dopo le polemiche degli ultimi giorni.
Contesto e polemiche
Le parole del ministro arrivano a seguito delle affermazioni di Roberto Vannacci, pronunciate durante l'assemblea costituente di Futuro Nazionale, che ha dichiarato: "Il femminicidio è un omicidio come tutti gli altri, uomini e donne sono uguali, non c’è bisogno di proteggere alcuno nei confronti degli altri". Quel passaggio ha immediatamente suscitato richiami e contestazioni nell'opinione pubblica e tra esponenti politici, dando luogo al confronto pubblico sul significato giuridico e sociale della fattispecie.
Nel corso dell'intervista Nordio ha motivato la sua netta presa di posizione: «È un reato che abbiamo voluto fortemente perché ha un connotato completamente diverso dall'omicidio [...] perché la donna è vittima in quanto tale, non in quanto persona, ma in quanto ha opposto un rifiuto a una prevaricazione da parte di un uomo oppure è oggetto di una violenza specifica da parte del sesso maschile nei confronti del sesso femminile». Con queste parole il ministro ha richiamato l'attenzione sulla dimensione di violenza di genere che, a suo avviso, distingue il femminicidio dall'omicidio comune.
La posizione di Nordio ribadisce la tesi — sostenuta da chi difende la qualificazione normativa del femminicidio — secondo cui il riconoscimento del reato mira a registrare e punire una specificità criminologica e sociale: la violenza diretta contro le donne in quanto tali. Dall'altro lato, la critica espressa da Vannacci ha riaperto il dibattito su come la classificazione dei reati influenzi il quadro legislativo e la percezione pubblica della tutela delle vittime.
Al momento il ministro ha escluso modifiche alla normativa e difeso la necessità di mantenere una fattispecie che, ha sottolineato, aggiunge un elemento di valutazione rispetto all'omicidio ordinario. Le polemiche proseguono e il tema resta al centro del confronto politico e sociale, con possibili ricadute su iniziative legislative e sul dibattito pubblico nelle prossime settimane.
Fact Check
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Verificato il: 15 giugno 2026