Patentino antifascista a «Più Libri Più Liberi»: Nordio cita il Codice Rocco, scoppia la polemica politica
Il ministro della Giustizia contesta il certificato proposto alla fiera dell'editoria: «Il Codice penale porta la firma di Mussolini». Pd insorge.
ROMA — La proposta di un "patentino antifascista" per la fiera nazionale della piccola e media editoria «Più Libri Più Liberi», in programma a Roma a dicembre, è al centro di un acceso scontro politico dopo l'intervento del ministro della Giustizia Carlo Nordio. Il Guardasigilli ha criticato la misura degli organizzatori, affermando che «forse gli organizzatori non sanno che il libro più importante per la nostra giustizia, cioè il Codice penale, reca la firma di Mussolini», innescando immediate reazioni dalle opposizioni.
Nordio ha poi chiarito la propria affermazione richiamando esplicitamente il Codice Rocco del 1930, e ha definito paradossale che si richiedano attestazioni di antifascismo «a chi non vuole cambiare un codice firmato da Mussolini». Con queste parole il ministro ha messo in discussione la logica politica e simbolica del certificato proposto dalla manifestazione.
Reazioni politiche
La replica più dura è arrivata dal Partito Democratico per voce del senatore Dario Parrini, vicepresidente della commissione Affari costituzionali, che ha definito l'uscita del ministro «la derapata più grossolana e ridicola». Parrini ha elencato tre ragioni per cui ritiene la dichiarazione inaccettabile: primo, l'assenza di nesso tra il Codice Rocco e la vicenda della fiera; secondo, la trasformazione delle parole in «un osceno elogio revisionistico di Mussolini»; terzo, l'affermazione del ministro che il codice non sarebbe mai stato sostituito è falsa perché, ha detto Parrini, il testo del 1930 è stato «progressivamente svuotato dei suoi elementi autoritari».
Anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervenuta, definendo il patentino una forma di censura, mentre la direzione della fiera ha risposto che si tratta di una scelta degli organizzatori volta a chiarire l'adesione ai valori costituzionali e che la politica non dovrebbe entrare nella gestione dell'evento. Le parti offrono quindi due letture contrastanti: una sulla libertà di espressione e il rischio di censura, l'altra sulla necessità di tutela dei valori democratici.
Il dibattito mette in luce questioni pratiche e simboliche: da un lato la proposta degli organizzatori di regolamentare l'accesso degli editori con un documento che attesti la non adesione a ideologie antidemocratiche; dall'altro il sospetto di politicizzazione di un evento culturale e la strumentalizzazione di riferimenti storici come il Codice Rocco (1930), promulgato durante il regime fascista.
La controversia ha rapidamente acquisito rilevanza nazionale perché incrocia temi sensibili per la democrazia italiana — la memoria storica, la legislazione ereditata dal passato e la selezione degli interlocutori nella sfera culturale — e resta aperta in vista delle decisioni definitive degli organizzatori e di eventuali interventi istituzionali.
Fact Check
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Verificato il: 15 giugno 2026