Adinolfi dopo l'arresto: «Invidio Lavitola, due pesi e due misure»
Il giornalista, agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, contesta presunti trattamenti diversi tra lui e Valter Lavitola.
Mario Adinolfi ha contestato pubblicamente quella che definisce una doppia misura applicata dal sistema mediatico e giudiziario italiano, dopo il suo arresto e l'applicazione del braccialetto elettronico. La dichiarazione, diffusa dal suo pool difensivo, arriva nel pieno dell'attenzione sul caso che ha visto coinvolto anche Valter Lavitola, indagato come presunto mandante dell'attentato a Sigfrido Ranucci.
Secondo il comunicato della difesa, Adinolfi sostiene che mentre a Lavitola sarebbe stato consentito di restare a piede libero e di avvalersi della facoltà di non rispondere, a lui sono state contestate accuse giudicate più gravi e si è proceduto con l'arresto e l'applicazione di misure restrittive. I reati contestati a Adinolfi, come riportato da fonti di agenzia, sono truffa ed evasione fiscale; le indagini sono in corso e non esiste sentenza definitiva.
Nella sua nota il giornalista accusa inoltre una gestione selettiva delle informazioni: «Ai giornali sono state passate istantaneamente e illegalmente tutte le carte», afferma Adinolfi, sostenendo che i media avrebbero emesso sentenze mediatiche definitive prima dell'esito processuale. La difesa parla di interviste a presunte vittime apparse in forma anonima e attribuisce a programmi televisivi e a un legale circostanze che avrebbero pesantemente influenzato l'opinione pubblica.
Il riferimento chiave della dichiarazione è a Valter Lavitola, recentemente al centro di indagine della procura di Roma per il caso relativo all'attentato a Ranucci. Adinolfi osserva che la vicinanza di Lavitola a figure come Sigfrido Ranucci e partecipazioni a cene con personalità pubbliche avrebbero determinato, a suo dire, un trattamento più benevolo da parte degli organi investigativi e dei media.
La vicenda è al momento caratterizzata da elementi contrastanti: da un lato le accuse formali contestate ad Adinolfi e le misure cautelari adottate, dall'altro le contestazioni dello stesso indagato sulla modalità di diffusione delle carte e sul ruolo dei media nel processo di criminalizzazione mediatica. Fonti giudiziarie ricordano però che le indagini proseguono e che contestazioni e indagini non equivalgono a una condanna.
Giornalisti, avvocati e rappresentanti della procura interpellati nelle ore successive hanno sottolineato la necessità di distinguere tra informazione e decisioni giudiziarie definitive. Resta aperta la questione sulla tempistica e sulla provenienza delle carte investigative diffuse alle redazioni, che secondo la difesa sarebbero state rilasciate in modo non conforme.
La dichiarazione di Adinolfi è stata rilanciata da agenzie di stampa e ripresa da diversi organi di informazione; il caso continuerà a seguire l'iter giudiziario e mediatico con nuove integrazioni probatorie e passaggi processuali. Gli interessati — imputato, indagati e organi inquirenti — mantengono posizioni opposte mentre la procedura giudiziaria va avanti.
Articolo basato sulle informazioni diffuse dall'Agenzia Dire e sulle dichiarazioni inoltrate dal pool difensivo di Mario Adinolfi. Si segnala che le affermazioni citate sono parte della linea difensiva e che non esistono al momento verdetti definitivi.
Fact Check
Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.
Fonte:
Verificato il: 10 luglio 2026