Camera boccia la legge elettorale: governo sotto shock, la partita si sposta al Senato
Sconfitta di misura alla Camera sul testo delle preferenze: Meloni minaccia urne, ma Giorgetti frena. Al Senato il prossimo banco di prova.
ROMA — La maggioranza è stata sconfitta alla Camera sul testo della legge elettorale: il voto segreto ha bocciato la proposta firmata da Fratelli d'Italia, Noi Moderati e Udc con 188 contrari e 187 favorevoli. La sconfitta, per un solo voto, apre una fase di forte tensione politica e lascia il centrodestra sospeso tra accuse di tradimento e strategie per il recupero del testo.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha espresso rabbia per i circa trenta «franchi tiratori» ritenuti responsabili del ko, parlando di una vittoria della "palude" e richiedendo una profonda riflessione. Le opposizioni hanno occupato l'emiciclo invocando le dimissioni e il ritorno immediato alle urne, ma la complessità istituzionale e le scadenze economiche rendono questo sbocco tutt'altro che immediato.
Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha invece escluso la strada delle elezioni anticipate, argomentando che l'apertura anticipata delle urne metterebbe a rischio la preparazione della prossima legge di Bilancio e la tenuta della finanza pubblica. Per Palazzo Chigi, almeno per il momento, è dunque congelata l'ipotesi di una salita immediata al Colle per chiedere lo scioglimento delle Camere.
Prossime mosse e scenari
La maggioranza punta ora al Senato per recuperare l'impianto del cosiddetto "Stabilicum": secondo il presidente di Palazzo Madama Ignazio La Russa l'iter parlamentare offre un "secondo tempo" utile a correggere l'infortunio della Camera. Un elemento tecnico cruciale gioca a favore della coalizione: a Palazzo Madama lo scrutinio segreto su queste materie non è ammesso, quindi i parlamentari dissenzienti non potranno votare nascondendo la propria posizione.
La strategia annunciata è quella di intervenire sul testo in modo mirato per reintrodurre la norma sulle preferenze, costringendo gli alleati a esprimersi a viso aperto. Se il Senato approverà il provvedimento nella nuova versione, la legge potrà proseguire l'iter; in caso di ulteriore respingimento, le opzioni si restringono a rinegoziazioni più profonde del testo o a una crisi politica prolungata.
Nel frattempo nella maggioranza infuria la caccia ai presunti traditori. I meloniani parlano di un "partito del pareggio": componenti trasversali del Parlamento che avrebbero interesse a mantenere l'attuale sistema (il Rosatellum) per vantaggi tattici. Il rischio indicato da più parlamentari è che uno stallo prolungato indebolisca il centrodestra sul territorio e aumenti la probabilità di una sconfitta elettorale qualora si andasse a votare.
Gli sviluppi immediati dipendono ora dal calendario di Palazzo Madama e dal grado di coesione interna alla coalizione. Nei prossimi giorni la maggioranza dovrà decidere se stringere la disciplina sui propri gruppi, rivedere il testo per ottenere maggiori garanzie e consensi, o negoziare con forze esterne per evitare che la crisi si trasformi in una caduta di governo. La fase è caratterizzata da incertezza e da una forte pressione sul gruppo parlamentare che ha tradizionalmente sostenuto l'esecutivo.
Fact Check
Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.
Fonte:
Verificato il: 15 luglio 2026