Governo approva il ddl 'anti-maranza': imputabilità presunta per i minori 14-18, Meloni: «Chi sbaglia paga»
Il Consiglio dei ministri approva la riforma dell'art. 98: inversione dell'onere della prova sull'imputabilità dei minorenni, iuris tantum e misure contro le baby gang.
Il Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge volto a contrastare la criminalità minorile, già definito "anti-maranza" e rivolto in particolare alle baby gang. La norma modifica l'articolo 98 del Codice penale: per i minori tra i 14 e i 18 anni si presumerà la capacità di intendere e di volere, salvo prova contraria.
Giorgia Meloni, in un video diffuso sui canali ufficiali del Governo, ha sottolineato che «chi aggredisce, chi rapina o chi devasta deve pagare sempre, anche se ha 15 o 16 anni». Il provvedimento, ha aggiunto la premier, si inserisce in un quadro più ampio di misure che includono arresti per minorenni sorpresi con un'arma, norme contro la diffusione dei coltelli e maggior rigore per i danneggiamenti di gruppo.
Cosa cambia nella legge
Attualmente, la legge prevede che i ragazzi tra i 14 e i 18 anni siano ritenuti penalmente responsabili solo se, al momento del fatto, possedevano la capacità d'intendere e di volere, con il giudice chiamato ad accertarla caso per caso. Con la riforma l'imputabilità diventa presunta: sarà l'incapacità a dover essere dimostrata dall'imputato. Rimane invece confermata la diminuzione della pena prevista dall'articolo 98 e i limiti all'applicazione delle pene accessorie quando la pena detentiva è inferiore a 5 anni o si tratta di una pena pecuniaria.
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha puntualizzato che non si è abbassata l'età dell'imputabilità, che resta fissata a 14 anni, ma si è operata un'inversione dell'onere della prova: la presunzione sarà "iuris tantum" (relativa), dunque rebuttabile davanti al giudice.
Reazioni e possibili implicazioni
Il cambio di presunzione è pensato, secondo il Governo, per facilitare le indagini e colpire chi sfrutta i minorenni come manovalanza. Sul piano pratico, la novità potrà incidere su procedimenti penali, attività investigative e sulla gestione dei casi giudiziari che coinvolgono adolescenti.
La norma apre tuttavia questioni di diritto costituzionale e di tutela dei diritti del minore, poiché ribalta un principio processuale consolidato. La presunzione relativa lascia spazio alla prova contraria, ma il nuovo assetto potrebbe determinare un incremento delle contestazioni giudiziarie e di ricorsi, oltre a suscitare dibattito pubblico sulle politiche di prevenzione e riabilitazione dei minori.
Il testo, approvato dal Governo, dovrà ora seguire l'iter parlamentare per diventare legge: saranno i prossimi passaggi a definire testo definitivo, emendamenti e tempistica legislativa. Nel frattempo, il provvedimento è destinato a alimentare il confronto politico e giuridico su come bilanciare sicurezza urbana e diritti delle nuove generazioni.
Fact Check
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Verificato il: 23 luglio 2026