Meloni condanna la guerriglia a Bologna: «Inaccettabile alimentare odio», chiede verità sul caso Fakir

La premier chiede accertamenti senza sconti sul decesso di Abderrahim Fakir ma condanna la violenza contro le Forze dell'Ordine.

A cura di Redazione Redazione
21 luglio 2026 12:03
Notizia verificata · Fonte: dire.it · Vedi fonti
Meloni condanna la guerriglia a Bologna: «Inaccettabile alimentare odio», chiede verità sul caso Fakir -
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La premier Giorgia Meloni ha definito "inaccettabile" e di grave responsabilità l'aver alimentato un clima di odio che ha trasformato le forze dell'ordine in un bersaglio, dopo gli scontri avvenuti a Bologna durante le manifestazioni per la morte di Abderrahim Fakir. "La verità va ricercata fino in fondo, senza pregiudizi e senza sconti per nessuno", ha scritto sui social, aggiungendo che nulla può giustificare la violenza.

I fatti a cui la premier fa riferimento sono gli scontri esplosi dopo un presidio in città: migliaia di persone in piazza, feriti, vetrine rotte e auto incendiate, con momenti di guerriglia davanti alla Prefettura dove sono stati lanciati ordigni improvvisati e le forze dell'ordine hanno risposto con idranti e lacrimogeni. Le immagini e i video circolati mostrano scene di confronto violento e numerosi danni al tessuto urbano.

Il decesso di Abderrahim Fakir è al centro di indagini: la Procura di Bologna ha aperto un fascicolo per omicidio colposo e, contestualmente, è scattata per alcuni agenti (e quattro sanitari) la procedura prevista dall'articolo 45 bis. L'Ausl ha inoltre avviato accertamenti sugli orari dell'intervento dell'ambulanza, come riportato dalle autorità.

Nel suo messaggio la premier ha ribadito che è doveroso accertare con il massimo rigore eventuali responsabilità sul decesso, ma ha condannato chi ha utilizzato la vicenda come pretesto per mettere a ferro e fuoco la città: "Chi ha scelto di usare questa vicenda come pretesto... non cercava la verità: cercava lo scontro", ha scritto Meloni, sottolineando la necessità di non cedere a pregiudizi.

Alla mobilitazione hanno preso parte la famiglia di Fakir e migliaia di cittadini che chiedono giustizia; sul posto sono intervenuti anche collettivi che hanno gridato slogan contro le forze dell'ordine. La nipote ha dichiarato di non volere odio o vendetta ma giustizia, mentre durante il presidio alcuni familiari sono stati colti da malore, con una parente che è svenuta in piazza.

La vicenda ha già avuto ricadute politiche e istituzionali: Fratelli d'Italia ha chiesto le dimissioni del sindaco mentre il ministro dell'Interno ha precisato che, pur riconoscendo la tragedia, l'azione delle forze dell'ordine non può godere di uno "scudo penale". Le autorità locali e giudiziarie hanno ribadito che sono in corso accertamenti e che le responsabilità dovranno essere stabilite nei modi e nei tempi della legge.

Al momento la situazione resta di alta tensione: le indagini giudiziarie e gli accertamenti amministrativi proseguono, mentre la città è al lavoro per ripristinare l'ordine e valutare i danni. Sul piano politico e sociale il caso continua a sollevare domande sul rapporto tra cittadini, istituzioni e forze dell'ordine, con la premier che richiama alla necessità di verità senza pregiudizi e al contempo alla condanna netta di ogni forma di violenza.

Fact Check

Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.

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Verificato il: 21 luglio 2026

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