Tasso di occupazione in Italia al massimo storico, ma resta il più basso tra i grandi Paesi Ue
Rapporto Inps 2025: 24,3 milioni di occupati ad aprile 2026; crescono i pensionati che lavorano e permangono forti divari regionali.
Roma. Secondo il Rapporto Inps 2025, il tasso di occupazione in Italia ha raggiunto un massimo storico, ma rimane il più basso tra i cinque Paesi dell'Unione europea con maggior numero di abitanti (Germania, Francia, Italia, Spagna, Polonia) per l'anno 2024. I dati segnalano una situazione di crescita occupazionale che tuttavia sconta un posizionamento negativo nel confronto internazionale.
Nel riferimento più recente, relativo ad aprile 2026, il numero di occupati mensili è pari a 24,3 milioni. La composizione è così ripartita: 16,5 milioni di dipendenti a tempo indeterminato (circa 68%), 2,5 milioni di dipendenti a termine (10%) e 5,3 milioni di lavoratori autonomi (22%). Queste cifre mostrano la prevalenza del lavoro dipendente stabile ma anche la rilevanza del lavoro autonomo nel mercato italiano.
Si registra inoltre una contrazione del gender gap nel tasso di occupazione: il valore attuale è stimato intorno al 17%, segnalando una riduzione delle differenze di partecipazione tra uomini e donne nel mercato del lavoro rispetto al passato.
Cresce il numero dei pensionati che lavorano
Il Rapporto evidenzia che il numero di pensionati lavoratori "cresce in modo significativo", passando da oltre 40 mila unità nel 2019 a quasi 158 mila nel 2023. Si tratta di un incremento marcato che interessa diverse forme di reimpiego dopo la decorrenza pensionistica.
Dal punto di vista anagrafico e contrattuale, i pensionati lavoratori presentano un'età media di decorrenza compresa tra 64 e 65 anni, con una prevalenza maschile ma con una quota femminile in lieve aumento. Una caratteristica distintiva è la diffusione del part‑time fra chi prosegue o riprende l'attività lavorativa.
Un dato territoriale rilevante è la diversa concentrazione aziendale: nel Nord la quota di imprese con almeno un pensionato lavoratore è pari al 5,72%, nel Centro al 3,93% e nel Sud e nelle Isole all'1,82%. Il Rapporto segnala inoltre che resta elevata — seppur in progressiva riduzione — la quota di coloro che riprendono a lavorare nella stessa impresa in cui erano occupati prima del pensionamento.
I dati dell'Inps sollevano questioni pratiche e politiche: la crescita degli occupati al massimo storico convive con un posizionamento europeo relativamente debole, mentre l'aumento dei pensionati lavoratori pone temi su sostenibilità del mercato del lavoro, conciliazione tra pensione e reimpiego, e disparità territoriali nella partecipazione economica. La distribuzione nord‑centrale più alta rispetto al Sud evidenzia persistenti squilibri che possono incidere sulle prospettive di sviluppo locale.
Fonte: Rapporto Inps 2025; dati riferiti al 2024 per il confronto Ue e ad aprile 2026 per il dato mensile degli occupati. Dati ripresi dall'Agenzia Dire.
Fact Check
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Verificato il: 09 luglio 2026