Zelensky e Netanyahu da Trump, tutte le ragioni e i risultati dei due incontri secondo gli analisti

(Adnkronos) - Due incontri, due leader, lo stesso giorno al cospetto di Donald Trump: Volodymyr Zelensky e Benjamin Netanyahu si sono riuniti, faccia a faccia, con il presidente americano, che Washington ha definito come due riunioni positive e pr

A cura di Adnkronos Redazione
29 luglio 2026 15:29
Zelensky e Netanyahu da Trump, tutte le ragioni e i risultati dei due incontri secondo gli analisti -
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(Adnkronos) - Due incontri, due leader, lo stesso giorno al cospetto di Donald Trump: Volodymyr Zelensky e Benjamin Netanyahu si sono riuniti, faccia a faccia, con il presidente americano, che Washington ha definito come due riunioni positive e produttive. Al di là delle parole di rito, i due capi di Stato si sono recati nello Studio Ovale con scopi diversi: per Zelensky, consolidare la buona relazione attuale con Trump dopo anni di contrasti; per Netanyahu, appianare le divergenze dopo che la guerra in Iran ha reso teso il rapporto tra i due. 

“L’incontro va letto in relazione alle campagne elettorali di entrambi. Netanyahu, che si trova in leggero svantaggio nei sondaggi, ha puntato a dimostrare di essere l’unico leader in grado di garantire la sicurezza di Israele. Mantenere saldo il rapporto con gli Stati Uniti rimane tuttora un messaggio chiave per i cittadini israeliani, che vedono ancora in Washington un alleato militare, strategico e ideologico fondamentale (nonostante gli screzi di questi ultimi mesi)”, dichiara ad Adnkronos Alissa Pavia, direttrice associata dei programmi per il Medio Oriente del think tank “Atlantic Council”. Anche Trump, secondo Pavia, ha sfruttato l’incontro con Netanyahu per continuare ad apparire come un amico d’Israele, specie con le elezioni di metà mandato del Congresso a novembre e il rischio molto alto di perdere, per lo meno, la Camera dei Rappresentanti.  

“Rimane fondamentale esserlo per una fetta importante del suo elettorato, dagli evangelici ai conservatori e, in parte, per la comunità ebraica”, spiega l’analista. Un incontro che, per i due leader, era soprattutto rivolto al proprio pubblico di casa. Ma questo non significa che Netanyahu abbia ancora la stessa capacità di convincere Trump ad agire contro l’Iran come prima del conflitto. "Al momento è difficile immaginare che Washington voglia impegnarsi rapidamente in un altro conflitto su larga scala, soprattutto dopo una prima guerra che ha già comportato costi politici significativi. Israele, al contrario, avrebbe un interesse maggiore a riaprire il fronte, perché un contesto di crisi potrebbe aiutare Netanyahu a recuperare consenso nei sondaggi in vista delle elezioni di ottobre, rafforzandone l’immagine di leader della sicurezza", afferma Alissa Pavia. 

Per Trump, invece, riprendere la guerra su larga scala rischia di essere un rischio politico: la sua priorità immediata è garantire la riapertura dello Stretto di Hormuz e la stabilità dei mercati energetici, ancora prima di affrontare il dossier nucleare iraniano. Allo stesso tempo, secondo la direttrice associata, è necessario evitare che Israele decida di attaccare unilateralmente l’Iran. In tutto ciò, le divergenze tra Trump e Netanyahu restano e la tensione può sempre tornare: "Trump si sente, in un certo senso, sotto scacco di Netanyahu: non può imporgli come comportarsi, ma allo stesso tempo non è nemmeno in grado di fermarlo qualora decidesse di attaccare l’Iran. In Libano è riuscito a contenerne l’azione, ma non a impedirla del tutto", afferma Pavia. 

"Per un presidente come Trump, abituato a presentarsi come il decisore ultimo, è la presa di coscienza che non può esercitare la propria influenza nemmeno su Israele. Senza contare la divergenza di interessi tra i due leader: Trump vuole evitare un’ulteriore escalation regionale, mentre Netanyahu ha tutto l’interesse ad alimentare il conflitto”. Nel frattempo, cambiando fronte e passando a quello ucraino, la situazione è completamente diversa, sebbene le ostilità tra Kiev e Mosca restino ancora in uno stallo. Mentre il rapporto tra Volodymyr Zelensky e Donald Trump è progressivamente migliorato rispetto a quando, a febbraio 2025, il tycoon cacciò l’ex comico dallo Studio Ovale.  

“La relazione tra i due leader è radicalmente cambiata dopo la svolta in Vaticano di aprile 2025. Il clima è ora collaborativo: Zelensky ha parlato di “buon incontro" e Trump ha aperto alla possibilità che l'Ucraina produca autonomamente i sistemi di difesa aerea Patriot, spiega Elisa Pagan, analista indipendente di sicurezza transatlantica con sede a Washington Dc, ad Adnkronos. 

Importante, secondo Pagan, è il fatto che il mondo Maga si stia orientando a favore di Kiev: basti pensare all’influente Laura Loomer, che, dopo un’intervista con Zelensky, ora sostiene gli ucraini. Tale riallineamento assicura all’Ucraina un vitale supporto bipartisan negli Stati Uniti e consente a Trump di aprirsi di più a suo favore. Tuttavia, il rapporto tra i due leader migliora, ma la guerra non si ferma, afferma l’analista indipendente: "Un cessate il fuoco resta lontano nonostante l’ottimismo di facciata. Ad Ankara, Trump si è detto convinto che Putin e Zelensky vogliano un accordo, ma sul campo le posizioni restano distanti: l’intesa di principio non si è ancora tradotta in un vero avvicinamento negoziale".  

Secondo gli analisti, il timore, ora, è che i conflitti che coinvolgono i due leader stranieri stiano confluendo in un'unica grande sfida per la Casa Bianca. Il punto di convergenza è il Mar Caspio: “L'attacco ucraino al cargo iraniano Ana nel Caspio segna un salto di escalation. Teheran e Mosca parlano di merci civili, Kiev sostiene invece che trasportasse droni e missili iraniani diretti all'esercito russo. Secondo alcuni analisti, l’Iran potrebbe reagire riconoscendo la Crimea e il Donbass come territorio russo, una posizione finora evitata”, afferma Pagan. 

“Kyiv potrebbe voler dimostrare capacità militari e avvicinarsi alla linea anti-Iran di Trump, ma rischia anche di ampliare il conflitto invece di isolare il sostegno iraniano a Mosca”. Una posizione, quella dei due conflitti in rotta di convergenza, che a Washington trova sostegno tra gli esperti. "Il recente attacco dell'Ucraina contro un'imbarcazione iraniana nel Mar Caspio dovrebbe destare seria preoccupazione tra i responsabili politici statunitensi", ha dichiarato Jennifer Kavanagh, senior fellow e direttrice delle analisi militari presso Defense Priorities. "Zelensky comprende che l'unico modo per vincere la sua guerra è espanderla, coinvolgendo più direttamente gli Stati Uniti e l'Europa nel conflitto”, afferma Kavanagh. "L'attacco all'imbarcazione iraniana e le sue ripetute dichiarazioni sulla condivisione di informazioni d'intelligence tra Russia e Iran sono tentativi palesi di collegare i due conflitti. Se lui diventa un combattente nella guerra degli Stati Uniti contro l'Iran, spera che gli Usa facciano lo stesso in Ucraina". (Di Iacopo Luzi) 

Fact Check

Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.

Fonte:

Verificato il: 29 luglio 2026

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