Antonio Rossi, trent'anni dopo Atlanta: "La gara perfetta? In realtà la sbagliai. Galeazzi la rese eterna"

(Adnkronos) - "Rossi va a vincere. Ancora lui, ancora Antonio Rossi. Un razzo nell'acqua". Ci sono imprese che il tempo non scalfisce, nemmeno a trent'anni di distanza. Restano nel cuore della gente anche grazie a una voce memorabile. Inconfondib

A cura di Adnkronos Redazione
03 agosto 2026 14:29
Antonio Rossi, trent'anni dopo Atlanta: "La gara perfetta? In realtà la sbagliai. Galeazzi la rese eterna" -
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(Adnkronos) - "Rossi va a vincere. Ancora lui, ancora Antonio Rossi. Un razzo nell'acqua". Ci sono imprese che il tempo non scalfisce, nemmeno a trent'anni di distanza. Restano nel cuore della gente anche grazie a una voce memorabile. Inconfondibile. Quella di Gian Piero Galeazzi accompagnò milioni di italiani in due giornate da film per lo sport tricolore: il 3 agosto 1996, alle Olimpiadi di Atlanta, Antonio Rossi conquistò l'oro nel K2 con Daniele Scarpa. Il giorno dopo arrivò il bis nel K1. "Quando riguardo quelle immagini, mi emoziono ogni volta come se fosse la prima" racconta all'Adnkronos il campione azzurro, oggi presidente della Federazione Italiana Canoa e Kayak. "Ogni volta rivivo quelle sensazioni e il merito è anche delle telecronache epiche di Gian Piero Galeazzi". 

Cosa rappresentano i due ori di Atlanta dopo trent'anni? 

"Io e Daniele sapevamo di poter vincere. Avevamo dominato in Coppa del Mondo l'ultimo anno, la fiducia non mancava. Diciamo che la paura più grande era l'imprevisto. Una pagaia rotta, un problema all'imbarcazione, un malore. Sarebbe stato il modo peggiore per vedere sfumare un sogno".  

Che invece si realizzò, in tutti i sensi... 

"L'anno prima vincemmo il Mondiale di Duisburg e l'adrenalina fu tale da non farmi dormire. Quell'esperienza mi servì. Ad Atlanta riuscii a riposare alla grande, recuperando tra una gara e l'altra. Credevo nella doppietta, ma viverla è stato qualcosa di unico". 

Cosa prova nel rivedere quelle due gare oggi? 

"È sempre un'emozione. Anche perché la voce di Gian Piero Galeazzi fa rivivere i ricordi in una maniera straordinaria. Aveva un modo unico di raccontare lo sport e credo che le sue telecronache abbiano contribuito a rendere quelle immagini così vive nella memoria degli italiani. Ancora oggi, quando le rivedo con i ragazzi, provo gli stessi brividi".  

C'è un episodio curioso della finale del K1 che pochi conoscono... 

"Preparai quella gara in modo maniacale. Sapevo che se fossi riuscito a stare davanti al romeno Magyar dopo i primi 200 metri avrei avuto un vantaggio anche psicologico. Partii fortissimo, continuando però a vedere una prua bianca accanto alla mia. Pensando fosse lui, continuai a spingere, spingere e spingere. Poi mi voltai ed ecco la sorpresa. Vicino a me non c'era il mio avversario, ma il catamarano della tv che seguiva la gara. Magyar era parecchio dietro, ma io negli ultimi 150 metri ero cotto. Sbagliai del tutto la gestione della gara, per fortuna andò bene lo stesso". 

Se oggi avesse la possibilità di rivivere un momento della sua carriera, sceglierebbe gli ori di Atlanta o la cerimonia inaugurale di Pechino 2008, da portabandiera? 

"Sono emozioni diverse, ma sceglierei Pechino. Entrare nello stadio olimpico con il tricolore, davanti a tutta la squadra italiana, è stato un onore immenso. È uno dei ricordi più belli della mia vita".  

Quelle di Atlanta furono Olimpiadi da sogno anche per il suo grande amico Jury Chechi, con cui poco tempo fa ha condiviso il successo a Pechino Express... 

"Ci conoscemmo pochi mesi dopo quei Giochi, da allora siamo rimasti molto legati. Per il trentennale dei nostri ori faremo di sicuro qualcosa insieme, stiamo cercando di organizzarci". 

Oggi è presidente della Federazione. Da dove riparte la canoa italiana? 

"Luciano Buonfiglio ha lasciato una Federazione solida. Ora il primo obiettivo sarà accompagnare gli atleti verso Los Angeles 2028, anche perché sono cambiati i criteri di qualificazione. Bisognerà pensare molto anche alla base, abbiamo lanciato tante iniziative per far conoscere e apprezzare il nostro sport. Una di queste è 'Giochi di pagaie', per portare la canoa nelle scuole in modo divertente. Senza parlare solo di agonismo. Inoltre, stiamo investendo nei centri federali e in diversi progetti".  

Ha seguito da vicino anche Milano Cortina 2026, in qualità di City Operations Manager. Che esperienza è stata? 

"Ho visto come funziona la macchina delle Olimpiadi fin dalla candidatura. Posso dire che, per certi aspetti, è più difficile organizzare i Giochi in casa che vincere un oro. Non nego che la soddisfazione più grande sia stata vedere gli atleti felici delle condizioni in cui hanno potuto gareggiare. Di Milano Cortina resteranno lo spirito e gli impianti, una grande eredità dei Giochi". 

L'Italia può ospitare di nuovo un'Olimpiade estiva? 

"Direi di sì, ma servirà una candidatura condivisa. Roma è un punto di riferimento naturale, per le tante strutture a disposizione, ma il modello delle Olimpiadi diffuse che abbiamo visto negli ultimi Giochi potrebbe dare spazio ad altre città, come Milano, Venezia o anche Napoli, che tra un po' ospiterà l'America's Cup. Le potenzialità ci sono, serviranno investimenti importanti".  

Nel 2021 è stato colpito da un infarto durante una Gran Fondo. Quel momento ha cambiato il suo rapporto con lo sport? 

"Prima ero competitivo in tutto, oggi pratico sport con un approccio diverso. Ascolto il mio corpo e mi godo l'attività fisica molto di più. Cerco soprattutto di trasmettere un messaggio. Dopo un infarto, con il parere dei medici, fare attività fisica è ancora più importante. Non bisogna avere paura di tornare a muoversi". Parola di (tri)campione olimpico. 

Fact Check

Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.

Fonte:

Verificato il: 03 agosto 2026

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