Faraone, le foto con la figlia e gli insulti social: "L'autismo non è contagioso, la cattiveria sì"

(Adnkronos) - "Ho pubblicato sui miei social alcune foto al mare con mia figlia Sara. Foto di una vacanza, di un padre e di una figlia che stanno bene insieme. Le pubblico perché mi piace condividere la nostra felicità e perché so che, dall’altra

A cura di Adnkronos Redazione
20 agosto 2026 20:29
Faraone, le foto con la figlia e gli insulti social: "L'autismo non è contagioso, la cattiveria sì" -
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(Adnkronos) - "Ho pubblicato sui miei social alcune foto al mare con mia figlia Sara. Foto di una vacanza, di un padre e di una figlia che stanno bene insieme. Le pubblico perché mi piace condividere la nostra felicità e perché so che, dall’altra parte dello schermo, ci sono genitori che stanno vivendo la nostra stessa esperienza. Magari hanno ricevuto da poco una diagnosi, magari hanno paura del futuro, magari qualcuno gli ha fatto credere che da quel momento la felicità sarebbe stata una cosa per gli altri. E invece no. Naturalmente, insieme all’affetto di tantissime persone, è arrivata anche la consueta sputacchiera social. Io ci sono abituato. Faccio politica e ormai so che per qualcuno insultare è un passatempo meno costoso di una partita a padel. Ma stavolta hanno insultato Sara. E allora vale la pena rispondere. Non per loro. Per noi". Inizia così la lettera di Davide Faraone sul 'Corriere della Sera', padre di Sara affetta da una sindrome autistica. 

Il deputato di Italia Viva elenca alcuni degli insulti social ricevuti. "Uno ha scritto: 'Sembra un uomo'". "Un altro ha scritto: 'Che scherzi fa la natura'. Nessuno scherzo. Gli scherzi, semmai, glieli faccio io per sentirla ridere. E vi assicuro che quando ride Sara la natura sembra aver fatto benissimo il proprio mestiere. Mia figlia è semplicemente una delle infinite forme in cui la natura ha deciso di esprimersi. Lo scherzo, semmai, è pensare che esista un solo modo giusto di nascere, di vivere, di essere felici e di meritare amore. Poi: «Sua figlia ha problemi dalla nascita». No. Sara ha una disabilità dalla nascita, non è «un problema» dalla nascita. Le parole contano . I problemi sono gli ostacoli che incontra, i pregiudizi che subisce e, qualche volta, lo sguardo di chi vede prima la disabilità e poi la persona. Sara è Sara. Ed è molto di più di una diagnosi. E infine: 'Mi sono spaventata. Tale padre, tale figlio'. Mi dispiace per lo spavento. Noi, guardando quella fotografia, abbiamo sorriso. È una differenza non piccola: nella stessa immagine qualcuno riesce a vedere qualcosa di cui avere paura e noi vediamo una giornata felice. Non si spaventi per Sara. Sara vive, ride, nuota, mangia, si diverte. Si preoccupi piuttosto di ciò che riesce a scrivere una persona adulta davanti alla felicità degli altri. E comunque stia tranquilla: la disabilità non è contagiosa. La cattiveria, purtroppo, qualche volta sì".  

Il punto, scrive ancora Faraone, è che "c’è ancora chi pensa che una famiglia con una persona con disabilità debba vivere sottovoce. Che debba nascondersi un po’, mostrarsi il meno possibile, quasi chiedere scusa. E soprattutto che debba essere necessariamente infelice. Mi spiace deluderli. Noi siamo felici. Non sempre, naturalmente. Come tutti. Abbiamo avuto giorni durissimi, paure, stanchezza, ostacoli che molte famiglie non devono affrontare. Ma chi ci reputa infelici non ha capito una cosa molto semplice: non esiste una sola forma di felicità. Io con Sara ne ho imparata un’altra. Ho imparato che la felicità può essere conquistare una piccola autonomia che per altri è scontata. Può essere una risata arrivata dopo una giornata complicata. Può essere stare al mare insieme, camminare, fare una fotografia. Può essere riuscire a entrare per qualche minuto nel suo mondo e accorgersi che non è affatto più povero del nostro: semplicemente segue altre strade. Per questo continuerò a pubblicare le nostre foto. Non per esibire Sara. Non per raccontare una favola in cui va sempre tutto bene. Ma perché un padre o una madre che oggi hanno paura devono sapere che dopo una diagnosi la felicità non finisce. Qualche volta cambia indirizzo. Bisogna soltanto imparare a riconoscerla dove prima non avremmo pensato di cercarla. E soprattutto non dobbiamo vergognarci. Non ci chiuderanno in casa. Non nasconderemo i nostri figli per risparmiare agli altri la fatica di incontrare la diversità. Andremo al mare, al ristorante, in vacanza, per strada. Faremo fotografie. Rideremo. Vivremo. E se la nostra felicità disturba qualcuno, temo che dovrà farsene una ragione. Perché Sara non ha niente di cui vergognarsi. E io, di essere suo padre, sono immensamente felice" . 

 

Fact Check

Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.

Fonte:

Verificato il: 20 agosto 2026

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