Maria Falcone contro Travaglio: «Mio fratello non lavorava per Andreotti, una frase indegna»

La sorella del magistrato replica alla battuta di Marco Travaglio e difende l'azione istituzionale di Giovanni Falcone.

A cura di Redazione Redazione
17 agosto 2026 19:03
Notizia verificata · Fonte: dire.it · Vedi fonti
Maria Falcone contro Travaglio: «Mio fratello non lavorava per Andreotti, una frase indegna» -
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Maria Falcone ha definito "indegna" la battuta pubblicata da Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano, secondo cui Giovanni Falcone "lavorava solo nel governo di Giulio Andreotti": una frase che, scrive la sorella del magistrato ucciso nella strage di Capaci, offende la verità dei fatti e il valore istituzionale della sua azione. Il messaggio è stato pubblicato sulla pagina Facebook della Fondazione Falcone dopo le polemiche nate attorno all'amicizia tra Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola.

Nella rubrica "Ma mi faccia il piacere", Travaglio commentava un articolo del Foglio del 14 agosto citando dichiarazioni di Luciano Violante, Pietro Grasso e Giuseppe Ayala che sostenevano che "Falcone non avrebbe cenato con Lavitola"; Travaglio ha risolto la questione con la battuta sul legame con il governo Andreotti. Maria Falcone replica che si tratta di cattivo giornalismo, costruito sulla battuta anziché sui fatti.

Contesto e ricostruzione

Maria Falcone ricostruisce il periodo in cui Giovanni Falcone accettò, nel 1991, l'incarico di Direttore generale degli Affari penali al Ministero della Giustizia: non fu un trasferimento verso la politica, ma il risultato di un progressivo isolamento e di ostacoli subiti a Palermo mentre conduceva la lotta più difficile contro Cosa nostra. Secondo la sorella, a determinarne la partenza contribuirono una parte della politica, un giornalismo sospettoso e, dolorosamente, anche componenti della magistratura stessa.

Nel breve periodo trascorso al ministero, Maria Falcone sottolinea che Giovanni Falcone portò la battaglia antimafia nel cuore dello Stato, trasformando esperienza e conoscenze in riforme concrete. I risultati, osserva, parlano più di qualsiasi polemica: in quei quindici mesi si avviò la costruzione di una nuova architettura dell'antimafia italiana, con la nascita o il rafforzamento della Direzione nazionale antimafia, delle Direzioni distrettuali antimafia, della Direzione investigativa antimafia, di un miglior coordinamento delle indagini e di strumenti legislativi più efficaci contro la criminalità organizzata.

Maria Falcone ribadisce che Giovanni Falcone non apparteneva a un partito né a un governo: "Giovanni Falcone apparteneva e appartiene allo Stato, alla Repubblica e a tutti gli italiani". Per questo motivo la sorella definisce particolarmente doloroso l'uso del suo nome per alimentare polemiche politiche, a trentiquattro anni dalla strage di Capaci che costò la vita a Falcone, a Francesca Morvillo, a Paolo Borsellino e agli uomini delle loro scorte.

La presa di posizione di Maria Falcone si inserisce in un dibattito più ampio sul ruolo della memoria delle figure vittime della mafia nel confronto pubblico e mediatico. Conclude ricordando che, quando non c'è rispetto per la loro storia, a volte il silenzio è la scelta più dignitosa, un richiamo alla moderazione nell'uso politico dei nomi e delle eredità morali legate alla lotta alla criminalità organizzata.

Fact Check

Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.

Fonte:

Verificato il: 17 agosto 2026

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