Nordio: «Nei telefonini c'è l'intera vita», serve un sistema per usare le chat nelle indagini
Il ministro della Giustizia solleva il problema della tutela dei terzi e chiede meccanismi per selezionare dati utili senza violare la privacy.
Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha dichiarato alla Camera che sequestrare i telefonini significa acquisire l'intera vita delle persone e che è necessario «trovare il modo di usare le chat nelle indagini» senza violare la riservatezza di terzi.
Secondo Nordio, quando vengono sequestrati cellulari e tablet non si rinvengono solo conversazioni o documenti utili all'indagine, ma anche «conversazioni di terzi» e documenti estremamente sensibili come cartelle cliniche, immagini e documenti riservatissimi. Per questo motivo – ha detto – l'attuale modalità di acquisizione è problematica: per selezionare il materiale utile spesso si prende visione anche di informazioni che non riguardano l'indagine.
Il Guardasigilli ha sottolineato che tale situazione è «inammissibile e irrazionale» e ha invocato la necessità di definire un sistema che consenta di selezionare preventivamente ciò che può essere acquisito, «senza nemmeno guardare quello che riguarda i terzi o che non riguarda le indagini».
Nordio ha ammesso che si tratta di «un'operazione molto difficile», ma ha aggiunto che se si vuole continuare a utilizzare le intercettazioni — strumento che ha definito indispensabile per certi tipi di reati — bisogna trovare soluzioni che isolino e proteggano tutto ciò che non è rilevante per l'indagine, evitando che materiale sensibile finisca sui giornali o sui media.
Sulla vicenda specifica delle chat di Andrea Delmastro, il ministro ha ricordato che «le opposizioni hanno il diritto di chiedere quello che vogliono» e che «la Consulta deciderà secondo le regole del diritto». Ha inoltre richiamato le prerogative costituzionali dei parlamentari, affermando che sono «molto chiare» e manifestando dubbi sul possibile fondamento di un eventuale ricorso.
Contesto
Le esternazioni di Nordio arrivano dopo il voto dell'Aula sulla questione delle chat di Delmastro, oggetto nelle ultime ore di attenzione politica e mediatica. Fonti parlamentari riferiscono di tensioni in Aula durante la discussione; l'articolo e le dichiarazioni sono state diffuse dall'agenzia Dire.
La presa di posizione del ministro riapre il dibattito su privacy, garanzie procedurali e limiti dell'attività investigativa. Tra le soluzioni prospettate nel dibattito pubblico compaiono misure tecniche e procedurali come filtri automatici, protocolli di selezione giudiziaria e regole più stringenti sulla catena di custodia dei materiali digitali, ma Nordio ha ricordato la complessità pratica e giuridica di qualsiasi intervento.
La questione resta aperta sul piano politico e giuridico: da un lato la necessità per le forze dell'ordine di disporre di strumenti efficaci per indagare reati complessi; dall'altro la tutela dei diritti alla privacy e la protezione delle informazioni sensibili di terzi che possono essere incidentalmente acquisite durante le indagini.
Fact Check
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Fonte:
Verificato il: 05 agosto 2026