Schengen: Piantedosi difende il ripristino temporaneo dei controlli, «misura cautelare non contro la Spagna»
Il ministro al Consiglio UE: controlli temporanei aerei e marittimi per motivi cautelari, non un atto contro Madrid; l'UE deve agire unita.
Roma. Il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, ha difeso davanti al Consiglio Giustizia e Affari Interni dell'UE la decisione di ripristinare temporaneamente i controlli alle frontiere interne negli scali aerei e marittimi, sottolineando che si tratta di «una misura cautelare, non contro la Spagna né contro alcun altro partner». Piantedosi ha aperto il suo intervento esprimendo alla Spagna la sua sincera solidarietà.
Piantedosi ha precisato che la scelta ha natura cautelare e organizzativa, mirata a tutelare la sicurezza nazionale e la tenuta dell'intero sistema europeo dei controlli in un periodo di particolare pressione. Secondo il ministro, la misura è stata adottata per garantire la gestione operativa dei flussi e non per creare tensioni diplomatiche.
È stato ricordato che lo strumento in uso è previsto dal Codice Frontiere Schengen e che numerosi Stati membri, inclusa la stessa Spagna, hanno fatto ricorso a misure analoghe negli ultimi anni. Piantedosi ha evidenziato come l'utilizzo di questo strumento rientri nei poteri previsti dalle norme comunitarie, quando vi siano esigenze straordinarie di ordine pubblico o sicurezza.
Nel suo discorso il ministro ha indicato anche la linea politica che ritiene necessaria: l'Unione Europea deve agire «come blocco unito, compatto e coeso» per fermare le partenze all'origine e per rimpiazzare — ha detto — le politiche frammentate con strategie comuni di rimpatrio e di cooperazione con i Paesi terzi. Piantedosi ha insistito sulla maggiore forza contrattuale derivante dall'azione congiunta dei 27 Stati membri.
Sul piano pratico, il ripristino temporaneo dei controlli nelle vie aeree e marittime può incidere sulla gestione dei flussi di passeggeri e sui controlli documentali, pur essendo definito dallo stesso Viminale come misura limitata nel tempo e orientata a obiettivi di ordine pubblico. Il ministro ha evitato dettagli operativi, privilegiando un richiamo alla normativa e alla necessità di coordinamento europeo.
Al Consiglio Giustizia e Affari Interni, l'intervento italiano si è concentrato quindi su due punti: la volontà di non incrinare i rapporti con la Spagna e la richiesta di una azione europea comune per prevenire partenze irregolari e rafforzare i rimpatri. Nonostante le rassicurazioni di Roma, la decisione potrebbe alimentare dibattiti tra gli Stati membri sulle modalità e sulla durata di misure nazionali che incidono sul regime Schengen.
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Verificato il: 04 agosto 2026