L'Argentina di Milei torna a spingere sulle Malvinas. La risposta Uk: "Le Falkland sono e saranno britanniche"

(Adnkronos) - L'Argentina torna a spingere sulle Malvinas - come Buenos Aires chiama le isole Falkland di cui non ha mai riconosciuto la sovranità britannica - con il presidente Javier Milei che parla di "venti favorevoli" per quanto riguarda la r

A cura di Adnkronos Redazione
04 settembre 2026 13:30
L'Argentina di Milei torna a spingere sulle Malvinas. La risposta Uk: "Le Falkland sono e saranno britanniche" -
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(Adnkronos) - L'Argentina torna a spingere sulle Malvinas - come Buenos Aires chiama le isole Falkland di cui non ha mai riconosciuto la sovranità britannica - con il presidente Javier Milei che parla di "venti favorevoli" per quanto riguarda la rivendicazione dell'arcipelago situato nell'oceano Atlantico. Immediata la risposta di Londra. Le isole Falkland "sono britanniche" e "rimarranno tali", scrive in un post su 'X' il segretario di Stato per gli affari esteri britannico, Ed Miliband commentando le parole del presidente argentino.  

"La posizione del Regno Unito sulle Isole Falkland è irremovibile. Le Isole sono britanniche e rimarranno tali, perché questa è la volontà nettamente prevalente degli abitanti delle Isole. Il loro diritto all’autodeterminazione è fondamentale, è sancito dal diritto internazionale e noi lo difenderemo con assoluta determinazione", aggiunge. Sulla stessa linea il segretario di Stato per la Difesa Britannico che anche su 'X' ribadisce il concetto e la linea britannica: La dichiarazione del presidente argentino Milei nella notte ci dice più sulla politica interna dell’Argentina che sulle Isole Falkland. Le Falkland sono britanniche perché gli abitanti scelgono di essere britannici. Il nostro impegno nei confronti delle Falkland è assoluto e irremovibile". 

A scatenare la polemica che è sempre rimasta sottotraccia sono le ultime dichiarazioni di Milei. In un discorso televisivo, infatti, il presidente argentino ha descritto il progetto del giacimento petrolifero Sea Lion al largo della Isole, portato avanti da società israeliane e britanniche, come una minaccia alla sovranità dell’Argentina e come un tentativo di sottrarre risorse naturali al popolo argentino. Milei ha annunciato un progetto di legge che prevede di "inasprire le sanzioni e le pene nei confronti delle aziende coinvolte in operazioni non autorizzate". Un annuncio, questo, che arriva dopo che il presidente Usa Donald Trump, suo stretto alleato ideologico, ieri, ha lasciato intendere che Washington potrebbe rivedere la posizione di neutralità degli Usa e potrebbe non intervenire in aiuto del Regno Unito in caso di un futuro conflitto per le isole Falkland rimproverando a Londra di non aver sostenuto gli Usa nella guerra contro l'Iran.  

Gli Stati Uniti, come la maggior parte dei Paesi occidentali, riconoscono attualmente che il Regno Unito amministra di fatto queste isole, ma non si pronunciano sulla questione della sovranità in senso stretto. La questione è oggetto di una risoluzione dell’Onu che, dal 1965, riconosce l’esistenza di una controversia e invita le parti a trovare una soluzione pacifica dopo che nel 1982 l’arcipelago delle Malvinas, situato a 600 chilometri dalla costa patagonica dell’Argentina, è stato teatro di una breve guerra tra Argentina e Regno Unito. Il conflitto in 74 giorni provocò 649 morti tra gli argentini e 255 tra i britannici. "Passo sempre in rassegna tutte le posizioni. Questa è una delle tante", aveva sottolineato lunedì il presidente Usa interrogato sul tema senza fornire ulteriori spiegazioni. Una posizione ambigua di Trump che Milei aveva immediatamente accolto con favore affermando che era "qualcosa di molto importante riguardo alla causa più importante e più sacra per noi argentini". 

Milei nel corso del suo intervento televisivo ha annunciato che procederà a "vietare di operare sul territorio argentino alle aziende direttamente o indirettamente coinvolte in progetti nelle Isole Malvinas senza autorizzazione argentina". "Coloro che operano sulle nostre isole alle spalle del governo argentino dovranno scegliere tra una scommessa illegale in un territorio conteso e un’attività redditizia e sicura in un Paese sovrano, con regole chiare e prevedibilità", ha avvertito, chiarendo che "non si possono fare entrambe le cose". Oltre al provvedimento il presidente argentino ha firmato un altro decreto con l’obiettivo di "ampliare" le risorse del ministero della Difesa, dando priorità alla costruzione di una "base navale integrata" nella Terra del Fuoco e al potenziamento delle capacità del Paese nel settore delle telecomunicazioni. "Questa base ci trasformerà nel più importante polo logistico dell’Atlantico meridionale e sarà fondamentale per la proiezione geopolitica dell’Argentina", ha sostenuto il presidente argentino. 

Il capo dell’esecutivo argentino ha annunciato la creazione di un Consiglio di Sicurezza Nazionale che "definirà una politica di sicurezza nazionale obbligatoria e trasversale per tutto lo Stato, coordinando ministero degli Esteri, difesa, intelligence ed economia". Milei ha inoltre dichiarato che chiederà al Congresso di conferire al suddetto Consiglio "i poteri necessari" affinché lo Stato "possa rispondere con strumenti economici e diplomatici nei confronti di attori statali o non statali" che "minaccino" la sicurezza nazionale. "La sicurezza nazionale non consiste soltanto nella difesa fisica del nostro territorio: è ciò che garantisce la sopravvivenza e la prosperità della nazione nel corso del tempo. Per questo comprende la difesa, la sicurezza e l’intelligence, ma anche l’economia", ha sostenuto affermando che attrarre investimenti, proteggere la moneta nazionale, rafforzare il sistema finanziario e sviluppare le risorse strategiche del Paese sono questioni "di sicurezza nazionale", così come lo è "proteggere l’Atlantico meridionale". 

Nel corso del suo intervento, il leader della destra radicale ha fatto riferimento alle dichiarazioni rilasciate questa stessa settimana dal suo omologo statunitense, Donald Trump, nelle quali aveva prospettato la possibilità di rivedere il sostegno di Washington a Londra nella disputa sulla sovranità delle isole. Gli Stati Uniti "stanno valutando questo cambiamento di posizione perché sanno che l’Argentina è un partner affidabile, allineato ai valori occidentali e situato in una posizione di rilevanza strategica". In linea con ciò, il presidente argentino ha ribadito che "le Malvinas sono argentine per storia e per diritto" e che "non c’è alcuna discussione" al riguardo. "Nel 1883 il Regno Unito occupò le Malvinas, espulse le autorità argentine e instaurò una situazione coloniale che si perpetua fino ai giorni nostri", ha osservato Milei aggiungendo che gli abitanti delle isole "essendo una popolazione insediata in un territorio usurpato, non hanno un diritto legittimo all’autodeterminazione e che qualsiasi argomento basato sui referendum svolti sulle isole non è valido. 

A più di quarant’anni di distanza, la guerra scoppiata con l'invio da parte di Buenos Aires il 2 aprile 1982 diverse migliaia di soldati per prendere il controllo delle isole e la conseguente risposta britannica con un'imponente operazione militare rappresenta ancora una fonte di dolore in Argentina. Buenos Aires, come ha affermato Milei, non ha mai rinunciato alla sua rivendicazione sulle Falkland, che è sancita anche dalla Costituzione argentina. Nelle isole Falkland ci sono circa 3.600 abitanti e godono di un’ampia autonomia. La Gran Bretagna controlla la politica estera e la difesa delle isole e mantiene una presenza militare, compresi alcuni aerei da combattimento. In un referendum del 2013, gli abitanti delle Falkland votarono a stragrande maggioranza per rimanere un territorio britannico. 

 

Fact Check

Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.

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Verificato il: 04 settembre 2026

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